Lilith’s Hell – la recensione al mockumentary esorcistico italiano

Lilith’s Hell – la recensione al mockumentary esorcistico italiano

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Presentato in anteprima al Fantafestival di Roma, edizione 2015, Lilith’s Hell è  un mockumentary found/footage diretto da Vincenzo Petrarolo e che vede la partecipazione straordinaria di Monsieur Cannibal Ruggero Deodato. Con protagonisti interpreti di varie nazionalità, il film è stato realizzato in parte in inglese e in parte in lingua italiana, comunque doverosamente sottotitolato. Lo script, di Davide Chiara, sceneggiatore già noto nel sottobosco horror di casa nostra, in alcuni tratti pecca di diverse lacune e banalità. In sintesi la trama: alcuni giovani filmaker (Marco, Ryan e Alberto) decidono di realizzare un film‘realistico’per tributare il loro idolo: Ruggero Deodato. Presa in prestito, a sua insaputa, la villa della nonna (Elena Croce) di Marco (Vincenzo Petrarolo), i ragazzi vogliono girarci un finto documentario cannibal. In attesa dell’arrivo di Deodato e del resto della troupe, i tre  realizzano un backstage. Con l’arrivo improvviso di due ragazze, Michelle (Manuela Stanciu) e Sara (Joelle Rigollet), rispettivamente attrice e truccatrice, iniziano a verificarsi strani fenomeni all’interno dell’abitazione. Si scoprirà presto che la nonna di Marco appartiene a una setta dedita all’occultismo che venera Lilith, una potente entità demoniaca.

Tentativo non riuscito di riportare sugli schermi un esorcistico italiano scritto ‘all’americana’, che lontanamente tenta di rifarsi a L’ultimo esorcismo di Daniel Stamm e prodotto da Eli Roth, Lilith’s Hell rappresenta ancora una volta il tipico esempio di un film girato a basso costo (non a caso un mockumentary) che punta la sua riuscita sul POV. Diversi gli omaggi ai capostipiti del genere (The Blair Witch Project e Paranormal activity), che però ormai difficilmente attecchiscono sullo spettatore. La recitazione, nodo cruciale di ogni produzione indipendente, risulta per alcuni realmente valida (vedi Marcus J. Cotterell nel ruolo di Ryan), mentre per altri (lo stesso Petrarolo e Manuela Stanciu) davvero carente. Se la prima parte del girato può risultare ben realizzata, con diversi punti in cui il copione e gli attori sembrano muoversi bene, il lavoro inizia a indebolirsi proprio dall’arrivo nell’abitazione dei protagonisti. Il legame di parentela (nonna – nipote) si presenta come assolutamente forzato, e l’idea un’anziana donna dedita all’occultismo contrasta fortemente con il design e lo stile dell’abitazione adibita a set. Inoltre, e questo è un errore di sceneggiatura, una volta svelata la drammatica vicenda, i nostri desistono dal fuggire nonostante siano dotati di mezzi di trasporto con i quali li vediamo giungere in prossimità dell’abitazione. Anche la location poi, sempre la solita casa in aperta campagna, non mira a introdurre nulla di nuovo a quanto già trito e ritrito. Protagonisti e volti nuovi appaiono improvvisamente e senza spiegazioni. La fase dell’esorcismo, ben riuscita negli effetti speciali a cura del bravo Tiziano Martella, pecca di un’interpretazione davvero poco credibile di Sebastiano Lo Monaco (nel ruolo di Padre Renghe) giunto nella casa su chiamata dei ragazzi. Un plauso va alle scenografie, davvero curate. Molto ben riusciti gli effetti visivi e sonori, che in parte colmano vere e proprie pecche che rischiano di far intraprendere al film un percorso grottesco. Deodato compare nel prologo e nell’epilogo, ma la presenza di un maestro del cinema non basta a fare del lavoro di Petrarolo, che ancora punta tutto sulle protagoniste belle e formose ma che poi non rendono giustizia all’interpretazione, un horror ben riuscito. Molto brava Dani Samvis invece, qui nel ruolo di Linda. Peccato, perché l’idea di ricorrere a un demone al femminile e controverso come Lilith avrebbe potuto funzionare. La scelta del cast in un film indipendente fa però la differenza, e merita dunque maggiore cura e attenzione.

Nico Parente

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 10 lug 2015 alle 2:11 pm

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