LUCIO FULCI. LE ORIGINI DELL’HORROR

LUCIO FULCI. LE ORIGINI DELL’HORROR

316414_10151921822544992_1710197623_n

Lucio Fulci è stato uno dei registi italiani più noti negli Stati Uniti e uno dei più bistrattati in Italia. Del resto la riscoperta che ha ricevuto negli ultimi decenni nel nostro paese (solo da una parte del pubblico e da certa critica) è dovuta effettivamente anche al contributo di un regista americano (di origini italiane, guarda caso), Quentin Tarantino, colui che ha saputo catturare e cristallizzare, seppur in un linguaggio nuovo, il senso innovativo del nostro cinema di genere. Tarantino fece infatti restaurare e ridistribuire in proprio alcune pellicole di Fulci, dando prova della stima profonda che nutriva per il suo cinema. Stima reciproca, stando agli apprezzamenti che Fulci aveva espresso per Le Iene.

Conseguenza di questa riscoperta è stata la pubblicazione di una quantità di pubblicazioni sul regista romano, studi, monografie, rivalutazioni anche eccessive, ma anche libri che testimoniano quanto sincero entusiasmo susciti ancora nel pubblico l’opera di Lucio Fulci. E’ il caso del libro di Francesco Basso, Lucio Fulci – Le origini dell’horror, edito da Il FoglioLetterario. Libro che si distingue per l’originalità dell’analisi e l’attenzione rivolta non al Fulci del gore, ma al Fulci che ancora navigava da un genere all’altro, con destrezza e con una vena provocatoria che spesso gli costava le più feroci bastonatura da parte della critica raffinata.

Il libro analizza l’arco della carriera di Fulci che va dal ’66 a la ’78, il periodo dello sperimentalismo spericolato del regista. Se Fulci fu definito “terrorista dei generi” il perché risale proprio a questo periodo, nel quale, conclusa la collaborazione con Franco e Ciccio, sperimentò uno dopo l’altro vari generi, dal western al giallo, dal thriller alla commedia erotica, fino ad arrivare ai film d’avventura come Zanna Bianca, prima di approdare a quello definitivo per il quale è divenuto famoso, vale a dire l’horror.

Francesco Basso analizza le inquadrature, le composizioni figurative, le tematiche ricorrenti per rintracciare i motivi che stanno alla base dello sperimentalismo di Fulci, l’onirismo, la satira, l’erotismo malsano, e che preannunciano il futuro del regista.

In tutti i film di questo peridio, anche in quelli meno sospettabili, come le commedie All’onorevole piacciono le donne o La Pretora si possono scovare tracce più o meno trasfigurate di quella “bomba a orologeria che faceva deflagrare il genere”, come diceva Fulci stesso, ovvero la violenza. Quella violenza che, accostata ad un genere che di per sé non dovrebbe contenerne, fa saltare le regole, creando un cortocircuito che colpisce profondamente lo spettatore.

Si tratta di un libro che si rivolge agli appassionanti che vogliono comprendere la filosofia di uno dei più intelligenti autori del nostro cinema di genere e un’occasione per capire appieno l’opera di un regista che segnò in maniera indelebile il cinema italiano.

Agli inizi collaboratore di Steno, Fulci lavorò a vari film con Totò, scrisse numerose sceneggiature, come quella del Vigile con Alberto Sordi, fu lo scopritore di Adriano Celentano e della coppia comica Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Uomo dalla grande cultura e amico di molti intellettuali, frequentò il cinema di genere con consapevolezza e motivazioni precise. Fece anche brutti film, è vero, come Il fantasma di Sodoma o Demonia, ma la parte fondamentale della sua produzione resta di buon livello ed affrontata con coerenza. Coerenza che si evince dal fatto che, come è spiegato nel libro di Basso, l’opera di Fulci non va analizzata a seconda dei generi che la compongono, come parti a sé stanti, ma va analizzata per gli elementi che congiungono insieme questi generi. Il libro di Basso è senz’altro utile per addentrarsi in questa analisi.

 

Edoardo Trevisani

Potrebbero interessarti anche...

Autore: Edoardo Trevisani

Pubblicato il 2 feb 2014 alle 11:27 pm

Lascia un commento su "LUCIO FULCI. LE ORIGINI DELL’HORROR"