L’ultimo treno della notte (1975)

L’ultimo treno della notte (1975)

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E’il 1972 quando quel genio di Wes Craven imprime su pellicola uno dei migliori film realizzati dal creatore della saga Nightmare. In quest’anno, difatti, Craven dirige “L’ultima casa a sinistra”, pellicola contenente un forte messaggio sociopolitico e classista. Una vera e propria denuncia sociale nei confronti di quella classe borghese che poi, se messa dinnanzi alla dura realtà, non sembra differenziarsi molto da coloro che si definiscono vittime del sistema e vivono al margine e nell’ombra, molto spesso condannati dalla nascita, per la loro appartenenza a classi di basso livello, a doversi rifugiare nella criminalità. Attenzione: Craven non giustifica, ma fa riflettere! Da questo momento un vero e proprio filone vede la sua nascita sotto la definizione di rape & revenge movie. Già, perché di questo si parla: abusi, sevizie, torture su soggetti più deboli da parte di criminali efferati e spietati che molto spesso culminano le loro disgustose azioni con l’omicidio. A questa prima furia segue poi quella dei parenti delle vittime, ancor più brutali e sanguinari. Il nostro Paese vanta non pochi film del genere e uno davvero ben riuscito è “L’ultimo treno della notte” (1975), diretto da Aldo Lado. Scritto da Roberto Infascelli ed Ettore Sanzò, sceneggiato dallo stesso Lado e da Renato Izzo, con le musiche del maestro Morricone e la fotografia di Gabor Pogany, il film vede coinvolti grandi nomi quali Flavio Bucci, Enrico Maria Salerno, Macha Meril, Laura D’Angelo, Irene Miracle, Dalila Di Lazzaro, Franco Fabrizi, Marina Berti, Gianfanco De Grassi.

Lisa e Margaret, cugine, decidono di trascorrere in Italia le vacanze di Natale. Inizialmente, a loro insaputa, aiutano due teppisti (Bucci e De Grassi) ad evitare i controlli a bordo del treno sul quale viaggiano, diretto a Verona. Le ragazze, a un certo punto, cambiano treno poiché si pensa che ci sia una bomba a bordo. I due nullafacenti seguono le orme di quelle che diverranno le loro vittime per tutta la notte. Seguono stupri, sevizie e torture. La mente dei due farabutti diviene una distinta signora (Meril) che, dopo essere rimasta vittima di uno stupro, si unisce al pericoloso duo. Le ragazze fanno una brutta fine: una muore dissanguata, mentre l’altra si getta dal treno sperando in una via di fuga, ma verrà ritrovata cadavere. Il terzetto, per casualità, si imbatte in casa del borghese chirurgo interpretato da un bravissimo Enrico Maria Salerno, che si accorgerà presto di aver soccorso gli assassini di sua figlia, ai quali porrà fine a colpi di spranga e fucilate. La perversa signora è l’unica a non rimetterci la vita.

Il film si apre con scene di violenza e atti vandalici messi in atto dai perfetti Bucci e De Grassi per poi accompagnare via via lo spettatore in un crescendo di delirio, che raggiunge l’apice nelle sequenze notturne realizzate in treno e culmina in un lago di sangue nella casa del padre di una delle vittime. Il film, a tratti, è un vero pugno nello stomaco: le sequenze sono forti, dure e non lasciano tregua, merito anche del montaggio serrato a cura di Alberto Gallitti. Aldo Lado realizza un ottimo esempio di rape & revenge che, seppur riprende i tratti tipici del filone, non manca di originalità nello stile. Lado tiene sotto accusa e nel mirino la borghesia ipocrita per tutta la durata del film, muovendosi bene tra la casa del chirurgo e una tipica cena di Natale e la carrozza dove viaggiano le due ragazze terrorizzate, ormai nel pugno della perversa donna dominatrice. Il vero personaggio raccapricciante, difatti, non sono i teppisti quanto la donna raffinata passata al comando del duo. I criminali sembrano ad un certo punto quasi pentirsi di quanto compiuto, contrariamente alla Meril e ad un impassibile Franco Fabrizi che, dopo aver approfittato della malata situazione, avverte la polizia. Il film è ambientato tra la Germania e il Nord Est italiano. Il messaggio di fondo è crudo e duro da attutire: la classe borghese manipola il proletariato per compiere le sue meschine azioni. Davvero bravo Lado nel realizzare una pellicola cupa, morbosa e tesa per tutta la sua durata. Un piccolo gioiello di casa nostra. Da rivalutare!

Nico Parente

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 3 lug 2014 alle 5:11 pm

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