NON ESSERE CATTIVO – la recensione all’ultimo film di Caligari

NON ESSERE CATTIVO – la recensione all’ultimo film di Caligari

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Terzo e ultimo lungometraggio di un autore, perché quello era Claudio Caligari e non un semplice regista, tanto valido quanto poco considerato dal pubblico di casa nostra, Non essere cattivo (2015) è un film che mira dritto al cuore dello spettatore. Caligari ha la capacità di far scrivere di getto una recensione su questo suo ultimo gioiello al quale, pur in condizioni di salute davvero drastiche, ha voluto dedicarsi anima e corpo. Anima perché, come lo stesso Mastandrea dichiara, è ciò che si è cercato di rubare agli interpreti (alcuni dei quali attori altri no), e corpo perché, come solo pochi altri nomi rimasti nella storia del cinema italiano (su tutti Lucio Fulci), lo stesso Caligari ha faticato fisicamente pur di dar vita a questo lavoro che, ahìnoi, è stato l’ultimo che ha firmato. Su soggetto e sceneggiatura dello stesso regista, coadiuvato da Francesca Serafini e Giordano Meacci, Non essere cattivo narra la vicenda di una piccola banda di ragazzi agitati, tutti residenti nella Ostia degli anni ’90, e dediti all’ uso di stupefacenti e a reati. A cambiare le sorti dei due protagonisti, Vittorio (Alessandro Borghi) e Cesare (Luca Marinelli), saranno due donne, rispettivamente Viviana (Silvia D’Amico) e Linda (Roberta Mattei). Non essere cattivo è il capitolo conclusivo della trilogia iniziata con quel cult intitolato Amore tossico, poi seguito da L’odore della notte dove l’amico del regista e attore Valerio Mastandrea veste i panni di protagonista nel ruolo di un poliziotto dedito all’attività criminale.

Quest’ultimo capitolo si apre su un’inquadratura che rimanda alla mente del pubblico conoscitore del cinema caligariano la prima scena di Amore tossico. Non a caso, molte delle location utilizzate per questo terzo capitolo sono le stesse del capostipite. Una storia di disagio sociale e di borgata, un’atmosfera triste e grigia come gli animi dei protagonisti che non vedono via d’uscita dal baratro della droga nel quale sono ormai caduti. Caligari omaggia il cinema di Pasolini, che ha fatto della periferia la sua essenza filmica (e anche la sua tomba), e ricostruisce perfettamente uno spaccato temporale contrassegnato dalla disoccupazione, dai flussi migratori, dalle difficoltà affrontate dalle giovane generazioni, dalla violenza dilagante, dalla diffusione di malattie gravissime e da una società sempre più classista. Alessandro Borghi è perfetto nel suo ruolo e sembra ormai avere con Ostia un legame a doppio filo, vista la sua recente partecipazione a Suburra di Stefano Sollima nel quale interpreta il boss della periferia romana. Il ruolo di Cesare spetta a Luca Marinelli, molto bravo nell’interpretare un tossico incapace di troncare con il passato, contrariamente all’amico fraterno Vittorio, e che troverà la morte nel suo tanto desiderato nido d’amore. Ma il vero volto rivelazione è senza alcun dubbio quello di Roberta Mattei, qui nel ruolo di ragazza madre che s’innamora di Vittorio a tal punto da riportarlo sulla retta via facendogli addirittura ricoprire il ruolo di padre. Le location e la scenografia, a cura di Giada Calabria, assieme a una fotografia lodevole di Maurizio Calvesi, ben si prestano a un racconto drammatico e strappa lacrime, ma dannatamente realistico. 100 minuti che passano senza accorgersene, scandendo una riflessione sulla vita non come nello stile prettamente autoriale del cinema di casa nostra, ma portando in scena la realtà dura dei ragazzi di borgata. Una riflessione perfettamente rappresentata nel finale, triste e commovente, che non può non toccare profondamente le corde dell’anima.

Nico Parente

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 11 apr 2016 alle 10:55 am

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