Omaggio a Barbara Steele – A tu per tu con la Regina del Gotico italiano

Omaggio a Barbara Steele – A tu per tu con la Regina del Gotico italiano

Barbara Steele

In collaborazione con il Fantafestival, il Centro Sperimentale di Cinematografia e la Cineteca Nazionale propongono, presso il suggestivo Cinema Trevi (vicolo del Puttarello 25, Roma), una rassegna dedicata alla regina del gotico italiano Barbara Steele. L’evento si svolgerà dall’8 al 11 Settembre e proporrà svariate pellicole che vedono tra i volti protagonisti anche quello dell’attrice britannica. L’esordio cinematografico per lei giunge a ventidue anni, dopo essere stata vista per caso da Mario Bava in foto. E’ il 1960 quando Barbara Steele approda sul set de ‘La maschera del demonio’. Figlia d’imprenditore e di cantante lirica, la giovane attrice teatrale non immagina neppure di poter diventare, di lì a breve, l’icona dell’horror mondiale. L’Italia, e Roma in particolare, saranno la sua America. Qui arriverà a frequentare grandi maestri, e non solo di genere, quali Fellini ad esempio. Caratterizzata da una bellezza irregolare, chiave del suo successo strabiliante, Barbara Steele getterà le basi, con i film da lei interpretati e diretti da nomi quali Freda, Bava e Margheriti, per quel fondamentale ruolo femminile divenuto una costante nel cinema horror italiano, poi nel tempo mutato ed evolutosi. Ospite d’onore del Fantafestival 2015 (22 – 29 Giugno/ Roma, Multisala Barberini), Barbara Steele si concede alle tante domande che le vengono rivolte dal pubblico presente in sala e dal moderatore dell’incontro Marcello Avallone, il regista di ‘Spettri’. Vi proponiamo qui un estratto del tanto atteso evento della scorsa edizione del Fantafestival.

Sono da poco trascorse le 18.30 di venerdì 26 Giugno quando Barbara Steele sale sul palco della sala 2 del Multisala Barberini. Uno scroscio di applausi e una sala gremita accolgono l’attrice, che si presenta, in tutta la sua eleganza e raffinatezza, indossando un doveroso abbigliamento nero. Il volto e le espressioni sono quelle di un tempo. Parla ricorrendo ad una costante mimica, sempre attuata con movenze inusuali e che la distinguono anche nel gesto più semplice. Come il saluto rivolto al figlio del compianto Antonio Margheriti, ad esempio, al quale lei era affezionatissima. Dopo un rapido saluto, in presenza della regina dell’horror vengono proiettati 2 recenti cortometraggi d’animazione che vedono la sua partecipazione. Ritornata sotto i riflettori, la Steele si concede alle domande.

Barbara, sei l’icona dell’horror gotico. Dopo l’inizio tutto italiano, approdi poi sul set de ‘Il pozzo e il pendolo’ (1961) di Roger Corman, film che sancisce il tuo successo internazionale. Vuoi raccontarci qualcosa in merito?

“Sì, vero. Ma io devo tutto a Mario Bava, che con il suo ‘La maschera del demonio’ ha dato inizio al genere. Dopo aver visto una mia foto su una rivista mi volle fortemente per questo film. Roger Corman è venuto dopo. Ma è in Italia che io ho avuto modo di dare inizio alla mia carriera di attrice. Questa è stata per me la mia America, ci sono legatissima. Roma per me rappresenta tanto. Questa splendida città significa per me un periodo bellissimo della mia vita”.

Barbara Steele conosce la paura? Non solo a livello cinematografico, ovviamente.

“Certo. L’ho provata ed è una cosa assolutamente radicata nel profondo”.

Hai citato Mario Bava, ma hai anche lavorato con altri nomi del cinema di genere italiano, come Antonio Margheriti, ad esempio. Che ricordo hai di lui?

“Sì, ho lavorato con Antonio. Lui era un uomo dotato di un forte carattere, era grintoso. Un vero italiano. Ho un bellissimo ricordo di lui”.

Hai lavorato, oltre che con i grandi nomi di genere italiani, anche con grandi maestri quali Fellini, ad esempio.

“Sì, Federico era un vero artista. Una persona dotata di una generosità unica. Quella dei suoi tempi era un’altra Roma. Una donna poteva circolare in tutta tranquillità da sola nel cuore della notte. Ricordo che con Federico facevamo delle lunghe passeggiate notturne, ammiravamo la città e le sue creature della notte. Passeggiavamo tra le prostitute, ad esempio, lungo i vicoletti. Era una persona unica, sensibilissimo. Se ad esempio avevi freddo, Federico ti lasciava la sua sciarpa. Altri tempi”.

Per diverso tempo hai vissuto a Roma, per poi andare via.

“Già, mi sono poi sposata. E sono andata molto lontano. Ma pur stando lì, avvertivo il bisogno di tornare spesso a Roma. Questa città mi ha dato tanto”.

Spesso la gente crede che sui set dell’orrore ci sia un’atmosfera di tensione, inquietante. Che ricordo hai dei set del brivido e dei registi di genere soprattutto?

“Sui set dell’orrore si tende sempre a scherzare. Si crea un’atmosfera allegra, contrariamente a quanto si possa immaginare. Persone come Freda, Bava o Margheriti erano uomini eccezionali, di una bontà unica, persone umili”.

Come vivi il rapporto con il tuo personaggio? Insomma, per tutti sei il volto per eccellenza del cinema horror.

“E’normale restare ancorate nell’immaginario comune al proprio ruolo, al personaggio. Difficilmente ci si distanzia. Io ho sempre ricoperto un duplice ruolo nei miei film, il Bene e il Male. Ma forse mi sento più protesa verso il Male. Ma questo a me piace, anzi mi spiace non aver potuto dirigere un film horror”.

Spesso nei film da te interpretati si affrontano tematiche quali la stregoneria, l’occulto e la magia nera. Che rapporto vivi, nella vita di tutti i giorni e al di fuori dei set, con questi temi?

“Sono molto superstiziosa”.

Come interpreti il fatto che oggi, con tutto l’orrore che i media e la quotidianità purtroppo ci offrono, ancora si faccia cinema horror?

“Mi chiedo: abbiamo ancora bisogno dell’horror?”

 

Nico Parente

 

 

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 4 set 2015 alle 3:42 pm

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