PARADISE BEACH – la recensione

PARADISE BEACH – la recensione

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Jaume Collet-Serra confeziona un prodotto di spicco nel sottogenere shark movie. The Shallows (Paradise Beach) presenta la tragica vicenda che vede protagonista Nancy Adams (Blake Lively), surfista texana studentessa di medicina giunta in Messico per cavalcare le onde di una segreta spiaggia ove la madre scomparsa, anni prima, si era recata in viaggio. L’angolo di Paradiso, del quale non conosceremo mai il nome, nasconde sotto la sua superficie cristallina un pericolo mortale: un enorme squalo bianco. Scampata miracolosamente al primo attacco del mostro marino, Nancy cerca riparo dalle micidiali fauci su uno scoglio. L’enorme squalo le ronza attorno e attende il passo falso della ragazza, gravemente ferita a una coscia. Le sole ancore di salvezza in una situazione così estrema sembrano essere la bassa marea, che dura poche ore al giorno, e una boa. Riuscirà Nancy a rivedere la luce del sole?

Paradise Beach non disdegna i canoni stilistici del genere shark movie, citando in più occasioni la saga inaugurata da Spielberg e altri derivati. Le riprese subacquee e marine inchiodano letteralmente lo spettatore sulla poltrona, consentendogli di immergersi in un paradiso naturale. La fotografia, curata da Flavio Martìnez Labiano, è uno dei punti di forza del film, assieme alla prova della protagonista, sensuale, seppur nella sua semplicità di forme, e rivelatasi all’altezza della situazione. Lo squalo non tarda ad arrivare, manifestandosi quasi come una presenza metafisica, oscura e terrificante e che non tarda a far sgorgare il sangue. Le sequenze crude non vengono mai meno e la tensione sale con il trascorrere del tempo (in sovrimpressione con un timer). La tecnologia, immancabile di questi tempi, non contribuisce a salvare la ragazza, che si fa scudo di un gruppo di meduse per raggiungere la boa e sfuggire alla morsa letale. Quando il mostro marino entra in scena, e alcune sequenze che lo vedono protagonista si protraggono senza esitazione, la paura diventa tangibile e i brividi provati dalla protagonista scorrono sulla pelle dello spettatore imprimendosi sotto cute più di un morso. Anthony Jaswinski scrive un copione capace di non far calare mai la tensione. I nervi vengono tenuti ben saldi sino ai titoli di coda. Ma non è questo a fare di Paradise Beach un film valido nel sottobosco marino cinematografico, quanto l’abilità d’inserire innovativi elementi e risvolti (finale incluso) che lasciano ben impresso nella mente The Shallows.

Nico Parente

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 29 ago 2016 alle 12:43 pm

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