Prima di Tarantino: Fernando Di Leo

Prima di Tarantino: Fernando Di Leo

Prima di Quentin c’era Fernando. Anni prima che Tarantino spopolasse al Cinema diventando un mito vivente e rendendo (quasi) ogni suo film un cult, c’era Di Leo. Soprattutto Di Leo.

Ingiustamente sottovalutato e dimenticato, ci voleva un regista americano a scoprirne il genio e a fondare il suo cinema sulle lezioni apprese dai suoi film. E’ grazie al regista pugliese, originario di San Ferdinando, che abbiamo i due scagnozzi epici di Pulp Fiction, John Travolta e Samuel L. Jackson: ne La mala ordina del 1972, una sorta di sequel del cult Milano Calibro 9, Woody Strode e Henry Silva interpretano due killer sadicamente umoristici, progenitori di Vincent Vega e Jules Winnfield.

E ricordate la sexy Jackie Brown protagonista dell’omonimo film di Tarantino? E’ vagamente ispirata al personaggio di Ursula Andress nel film Colpo in canna del 1975, nel  quale l’attrice svizzera interpreta un’astuta hostess che si inserisce in una guerra tra bande. Ed è proprio con questa pellicola che Di Leo ribalta la sua filmografia: mescola il classico noir con la commedia. Un’altra lezione appresa in pieno da Tarantino.

Di Leo, aiutoregista di Sergio Leone: scrive Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più. Quelle atmosfere le conosce bene: il sole accecante, il vento caldo, il silenzio di una terra che nel dopoguerra, quando Di Leo viveva la sua infanzia, ricorda gli scenari che poi Sergio Leone utilizzerà per consegnare i suoi personaggi alla storia.

Il 1980 è l’anno in cui un giovane cinefilo di nome Quentin scopre Mister Scarface, titolo americano de I padroni della città, il gangster – movie firmato Di Leo con Jack Palace. Da quel momento il regista pugliese divenne per quel ragazzo un’ossessione, fondamentale nella scelta di fare del cinema come professione. E il resto è leggenda. La nascita di un regista che ha ridato lustro ai film di genere e la riabilitazione di un regista ingiustamente snobbato, considerato un secondo.

Di Leo, autore di film eccessivi, protagonisti violenza e azione, artefice di racconti ricchi di substrato sociale, una regia asciutta, spietata.

Censurato. Come in Brucia, ragazzo, brucia, il primo film italiano che parla di orgasmo femminile. Era il 1969: troppo forte, troppo scandalo per non scatenare sit-in di protesta di clericali e fascisti.

Coraggioso. Nel ’74 parlava di polizia corrotta in Il poliziotto è marcio. “Gli agenti strappavano i manifesti”, dichiarò Di Leo in un’intervista.

Querele. Nel ‘73 il ministro Giovanni Gioia lo querelò (e perse) perché si riconobbe in un personaggio del film Il boss, su Palermo e la mafia.

Cult. Come il conturbante balletto di Barbara Bouchet in Milano Calibro 9.

E Quentin e il pubblico ringraziano.

 

Caterina Sabato

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 12 mar 2015 alle 10:29 pm

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