21
Set

Profondo Nero – la recensione

E così una delle accoppiate più attese nel panorama editoriale di genere si è finalmente concretizzata: il maestro del brivido Dario Argento incontra l’indagatore dell’incubo Dylan Dog, e per Bonelli esce Profondo Nero. In squadra anche Corrado Roi, illustratore storico di casa Bonelli, che riporta nero su bianco le raccapriccianti visioni di un Argento (ormai poco ispirato) che rievoca le suggestioni, di matrice prettamente gialla, dei suoi primi girati. Su soggetto di Dario Argento quindi, sviluppato dallo sceneggiatore Stefano Piani (già autore, assieme ad Antonio Tentori e allo stesso Argento, di Dracula 3D), il più noto marchio editoriale italiano in ambito fumettistico immette sul mercato una nuova vicenda del “rinato” (sotto la guida di Recchioni) Dylan Dog. La storia narrata, che vede l’indagatore londinese ossessionato da Beatrix, Whippin Girldi Mary Anne, ragazza di nobili discendenze, si dipana lungo oltre una decade presentando al lettore ambienti goth, bondage, trame di corte, fantasmi, incubi e delitti. Attraverso un gioco di riflessi, Argento e soci mirano a un’apparente trama intrisa di elementi soprannaturali per poi tramutarla in un giallo. Forse la tanta attesa ha suscitato nei lettori più aspettative, che purtroppo rischiano di rivelarsi deluse data una trama che cerca, facendo del mix di vari elementi horror e thriller il fulcro di una narrazione piatta e poco ispirata, di trovare una via originale ma che fatica a individuare. Un’occasione che poteva essere sfruttata meglio.

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