06
Giu

RABBIA FURIOSA – la recensione

Al suo terzo film come regista e all’ennesimo in qualità di effettista, Sergio Stivaletti scrive (con la collaborazione di Antonio Lusci e Antonio Tentori), dirige e produce Rabbia Furiosa, thriller drammatico che riprende, senza filosofarci troppo attorno, il celebre fatto di sangue meglio noto come “Il delitto del Canaro”.

Ispirato ad uno dei crimini più cruenti ed efferati della Roma degli anni ‘80, il film racconta la storia di Fabio (Riccardo De Filippis), piccolo delinquente di quartiere, costretto a subire per anni angherie e soprusi da parte di Claudio (Virgilio Olivari), boss del Mandrione. Esasperato, deciderà un giorno di attuare la sua terribile vendetta…

E così, a pochi giorni dall’uscita nelle sale dell’acclamato Dogman di Matteo Garrone, la sanguinaria vicenda del toelettatore capitolino ritorna sul grande schermo questa volta in una chiave decisamente più gore, realistica e meno accidentale. Stivaletti, coadiuvato dal collega Tentori (che compare anche in un cameo nelle vesti di spacciatore), infatti non perde occasione per omaggiare il cinema di genere: ecco quindi il tema, da cui il titolo, della trasmissione virale della rabbia (quasi a voler omaggiare il cinema dei licantropi) per poi citare il mentore Dario Argento e contaminare con diversi rimandi all’horror la pellicola. L’interpretazione di De Filippis, sul set assieme a Romina Mondello, Rosario Petix, Romualdo Klos, la piccola Eleonora Gentileschi ed Eugen Neagu, si rivela sopra le righe. La sceneggiatura non abbraccia moralismi e la fase della tortura, tra le sequenze più riuscite, non conosce limiti. Il regista si concentra particolarmente sulle sequenze gore, eludendo ogni censura, e non badando allo spreco di sangue. L’antagonista, il già noto Olivari, ricopre bene il suo ruolo e l’originale soggetto, che non tralascia il triste fenomeno dei combattimenti clandestini tra cani così come il bullismo, ben si adattano a far da sfondo a questa tetra vicenda che finalmente giunge in sala con l’obiettivo di raccontare e non solo di far parlare. Ottimo ritorno alla regia per Stivaletti.

 

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