Recensione: Lucy di Luc Besson

Recensione: Lucy di Luc Besson

Il nostro cervello ha delle potenzialità che non siamo in grado di utilizzare. Per quanto l’uomo nel corso dei secoli abbia sviluppato nuova capacità e creato invenzioni straordinarie che hanno cambiato le nostre vite,  lo ha fatto utilizzando solo il 10% del suo cervello.

Partendo da questo presupposto nasce Lucy il nuovo film di Luc Besson con Scarlett Johansson. A molti la trama ricorderà un altro film: Limitless di Neil Burger del 2011.

Lucy, una studentessa di 25 anni che vive a Taiwan, per una serie di sfortunate vicende si ritrova con un pacchetto di una potente droga impiantata nello stomaco della quale sarà una passiva trasportatrice. Dopo un tentativo di violenza il sacchetto si rompe e il contenuto si disperde nel suo corpo facendole acquisire dei poteri enormi. Una forza assurda e delle capacità inimmaginabili rendono Lucy un essere dall’intelligenza superiore che si chiede in che modo possa utilizzare tutto ciò. La risposta gli viene data da un neuro ricercatore, il professore Norman (Morgan Freeman): usare la sua conoscenza infinita per trasmetterlo all’intera Umanità.

Da questo punto di vista il film di Luc Besson prende le distanze da quello di Burger sicuramente per profondità e significato. Il potere di Lucy non viene utilizzato per scopi “personali” ma per un Bene superiore.

Un film che strizza l’occhio ai lavori passati di Besson: come Nikita, con una Johansson sexy e spietata che in una scena omaggia la sua “antenata” piantando le mani di un pericoloso narcotrafficante  su i braccioli di una sedia con degli affilatissimi coltelli. Ma anche la Leeloo de Il quinto elemento della quale Scarlett ricorda lo sguardo spento e robotico quando gradualmente inizia a non provare più sentimenti.

Ma sembra esserci anche l’influenza di Nicolas Winding Refn nella violenza e nel sangue che scorre a fiumi e una palese citazione, durante una scena in cui una banda di scagnozzi cerca inutilmente di far fuori Lucy, del capolavoro di Park Chan – Wook Old Boy il cui protagonista, Choi Min-Sik,  tra l’altro, interpreta in Lucy un cattivissimo boss coreano.
Una violenza cha ha uno scopo “umanitario” e non di potere come chiunque con simili capacità aspirerebbe a raggiungere: anche questo aspetto può definirsi fantascienza.

Lucy si candida a diventare una nuova eroina cult grazie alle sexy sembianze della Johansson il quale corpo si tramuta in un’invincibile arma di guerra, tutta pistole, tacchi e vestiti strizzatissimi. Salvo poi diventare qualcosa di più “etereo”.

Un film di intrattenimento intelligente, adrenalinico e pulp.

 

Caterina Sabato

 

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 29 set 2014 alle 3:32 pm

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