Si spegne Anita Ekberg: corpo e anima della “dolce vita”

Si spegne Anita Ekberg: corpo e anima della “dolce vita”

Anita non c’è più, la sua dolce vita era finita da un pezzo. Sola in una clinica romana, dimenticata dal mondo. Lei che un tempo era il simbolo della vita, del successo. I riflettori puntati addosso, simbolo di un’epoca del quale ora si sente solo l’eco lontano. Troppo lontano. Fellini l’ha consegnata all’immortalità, da lungo tempo ormai. Quel bagno nella Fontana di Trevi, stracitato, imitato, osannato:  i turisti che urlano “Marcello come here!”, una foto per ricordare di essere stati lì, in quel posto dove si è scritta una scena memorabile della Storia del Cinema.

La tua voce, Anita, che urla Marcello, che rimbomba per quei vicoli romani. Spenta da troppo tempo e ignorata. Ora vedrai Anita quanto ti piangeremo. Noi che abbiamo usato la tua immagine per sentirci grandi, per ricordare al mondo intero di cosa eravamo capaci, per ricordare a noi stessi cosa non siamo più.

La tua vita sicuramente l’hai vissuta alla grande e nel silenzio delle tue notti solitarie chissà quanto ci avrai ripensato: a tutto il caleidoscopico mondo di star e celluloide, agli sguardi che ti osservavano ammirati, alla fortuna di essere te i un mondo da favola. Al sorriso sornione di Fellini, alle labbra di Mastroianni in quella fontana, al freddo. Ma quando si entra nella leggenda forse non si può sentire niente, né freddo, né dolore. Forse solo un’indefinibile sensazione di piacere. Tutte avremmo voluto essere te. “Anita come here!” avresti voluto sentirti urlare quando i riflettori hanno iniziato, lentamente a spegnersi. Poi il buio.

Sei stata anche la “gigantessa” tentatrice ne Le tentazioni del Dottor Antonio del tuo Federico, contro il comune senso del pudore e la censura. Tu eri il simbolo stesso, il corpo peccaminoso che scatena la morale ipocrita che di nascosto ti brama, ti sogna. Poi ti accartoccia e ti getta via, quando ormai sei troppo anziana e sfatta e di quel corpo non rimangono che le immagini della sua floridezza passata.

Come quando nel film Intervista di Federico Fellini tu e Marcello Mastroianni, vestito da Mandrake, anziano anche lui, riguardate le scene de La dolce vita che vi hanno consegnato alla Storia. Tu ti commuovi, guardi Marcello e gli sorridi, avvolta in un accappatoio, enorme, la tua bellezza appassita ma viva ancora in quegli occhi che hanno osservato e vissuto il migliore dei mondi possibili. O forse così non era, se poi ti ha condannata alla solitudine. Poi Marcello con la bacchetta fa sparire quelle immagini. Era già finito tutto da tempo.

“Ma non ho rimpianti. Ho amato, pianto, sono stata pazza di felicità. Ho vinto e ho perso” hai dichiarato tre anni fa in occasione dei tuoi 80 anni.

Allora non è stato tutto solo un fantastico film felliniano.

 

Caterina Sabato

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 11 gen 2015 alle 1:54 pm

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