19
Ott

SOLDADO – la recensione

Stefano Sollima approda su un set internazionale e dirige Josh Brolin e Benicio Del Toro. Il titolo in questione, (non) sequel di SICARIO (2015) di Denis Villeneuve, è SOLDADO. Se nel primo capitolo dell’annunciata trilogia che vede protagonisti i due contractor al confine tra Messico e U.S.A. la trama ruotava attorno ai cartelli di Juarez, citando narcotraffico e immigrazione clandestina, questo secondo episodio si concentra prettamente su quest’ultima illecita attività gestita dai cartelli messicani. Non solo però. La sceneggiatura di Taylor Sheridan si sviluppa infatti attorno al concetto di ‘terrorismo’ nel suo senso più ampio: dagli attacchi jihadisti in territorio statunitense al sangue sparso oltre confine per volere dei signori della droga. Il solo modo per fermare l’escalation di terrore e rispondere con forza alla violenza dei cartelli è scatenare una guerra intestina. Per farlo Graver, Gillick e Alejandro rapiscono, fingendosi uomini del cartello rivale, la figlia del signore della droga Reyes. Per Alejandro è l’occasione giusta per vendicarsi di chi gli ha sterminato la famiglia, mentre per i suoi colleghi si tratta di una nuova guerra a difesa della patria, rispondendo a quelle necessarie esigenze affinché gli equilibri internazionali si reggano.

Nel film di Sollima il sangue scorre a fiumi, palesando quella violenza insita nella sceneggiatura. Come nel suo stile, il regista si concentra sull’azione e sulle sequenze adrenaliniche, lasciando al margine gli intrecci politici e raccontando nella maniera più realistica possibile la violenza del copione. Tra inseguimenti, agguati, sparatorie, attentati ed esecuzioni, Sollima innalza di non poco il livello di quella che ormai è una saga action thriller amata dal pubblico. 2 ore che scorrono rapidamente e che introducono un terzo capitolo, purtroppo non diretto dal nostro, e che attendiamo con ansia. Prova superata a pieni voti da Sollima.

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