Southpaw – L’ultima sfida – La recensione

Southpaw – L’ultima sfida – La recensione

Billy “The Great” Hope (Jake  Gyllenhaal) è il campione mondiale dei pesi massimi leggeri: ha una bellissima moglie, Maureen (Rachel McAdams), che adora e che si prende totalmente cura di lui, una dolcissima bambina, una villa da sogno, soldi a palate e il mondo ai suoi piedi. Il pugno più letale e doloroso gli arriva però dritto in petto quando Maureen gli muore tra le braccia durante una sparatoria. Da quel momento in poi sprofonderà nell’abisso più profondo.

Una prevedibile e retorica storia di caduta e resurrezione firmata dal regista Antoine Fuqua, lo stesso di Training Day che valse l’Oscar a Denzel Washington. Un gradevole film di intrattenimento che ricalca, senza alcuno slancio degno di futura memoria, l’epopea distruttiva di numerosi personaggi del cinema, soprattutto dello sport, come il “collega” Jake La Motta (Robert De Niro) in Toro Scatenato di Martin Scorsese. Manca la scintilla, la suspense, la novità. Interessante sicuramente la trasformazione fisica di Gyllenhaal che dalle commedie romantiche, passando per il dramma I segreti di Brokeback Mountain è passato ad interpretare un rude e disperato pugile in declino risultando convincente e intraprendendo, a partire già da Lo Sciacallo, una nuova ed interessante fase del suo percorso artistico.

Non basta denunciare sleali manager che danno in pasto i loro pugili come libbre di carne al migliore offerente, che sia uno scorretto avversario o gli affamatissimi media, non basta dimostrare come non appena il carro del vincitore si ribalti tutti scappino via come scarafaggi. Sono argomenti triti e ritriti, noiosamente scontati. Non aiuta nemmeno il lieto fine: al declino può anche  succedersi un’ennesima sconfitta, più profonda, perché ogni tanto è giusto che anche i film non lascino speranza alcuna.

Caterina Sabato

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 5 set 2015 alle 2:43 pm

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