SPECIALE – Dario Argento e il suo cinema – Part IV

SPECIALE – Dario Argento e il suo cinema – Part IV

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Un elemento fondamentale nei films di Argento è poi l’occhio. Utilizzato quasi come strumento di penetrazione della realtà, ma anche di impotenza. La vittima osserva i suoi ultimi istanti, così come il testimone oculare osserva l’omicidio, impotente dinnanzi all’ atto estremo. L’occhio di chi assiste alla scena del delitto, quindi anche dello spettatore, nel girato argentiano subisce un “inganno”: l’assassino lo si vede sin dall’ inizio. È lì dinnanzi a noi, ma non ce ne rendiamo conto. Nelle prime sequenze di Profondo Rosso dopo che la parapsicologa individua l’assassino in sala, quest’ultimo preso da un malore si reca in bagno e qui il suo volto lo vediamo riflesso in uno specchio, ma a causa del vapore provocato dalla fuoriuscita di acqua bollente dal rubinetto (altri elementi essenziali nel film) non ci è concesso di identificarlo. Assieme a quelli appena elencati, anche il fuoco è un altro elemento importante di questo lavoro e della filmografia argentiana (vedi la villa andare in fiamme). Il particolare che sfugge alla memoria del testimone coinvolto nel delitto avrà un risvolto solo nel finale, rivelando in tal modo l’identità dell’assassino. In Argento, dunque, gli occhi vengono sottoposti ad un continuo sforzo e ad una costante violenza che raggiunge l’apice in Opera (1987), film nel quale il killer costringe la vittima a tenere gli occhi spalancati, forzandola ad assistere a scene di brutale violenza, utilizzando delle file di aghi per reggere le palpebre. Argento in tal modo obbliga la protagonista e lo spettatore ad assistere alla dura realtà.

Guarda bene. Non puoi chiudere gli occhi. Dovrai vedere tutto, tutto!”, dice il sadico killer prima di massacrare la sua vittima sotto gli occhi terrorizzati della protagonista.

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Le parole dell’assassino, quell’orribile invito a “vedere tutto”, potrebbero essere poste a epigrafe del cinema argentiano. Il tema della visione rimane sempre centrale. L’occhio dell’assassino tende spesso a identificarsi con quello dello spettatore. Riguardo al metodo utilizzato in Opera dal serial killer per impedire alla protagonista di chiudere gli occhi, Argento dichiara: “È una gran frustrazione vedere che il pubblico chiude gli occhi davanti ad una scena particolarmente terrificante…”. Nei film di Argento non esistono poi personaggi perfettamente confinati nel ruolo assegnatoli o ancorati a schemi preposti: una vittima può divenire carnefice in qualsiasi momento e viceversa. Esempio lampante può essere il personaggio di Carlo (Gabriele Lavia) in Profondo Rosso.

“Cosa fanno le streghe?”chiede Susy Benner al Prof. Milius, che le risponde: “Il male! Nient’altro al di fuori di quello. Conoscono e praticano segreti occulti che danno loro il potere di agire sulla realtà, ma solo in senso maligno” Lo scambio di battute qui riportato è tratto dal primo film di stampo horror diretto da  Dario Argento: Suspiria. Questa pellicola, definita “fiaba nera”, avvia il ciclo delle Tre Madri (Mater Suspiriorum, Mater Tenebrarum, Mater Lacrimarum), rispettivamente suddivise in Suspiria (1977), Inferno (1980) e La Terza Madre (2007). Con Suspiria, dunque, Argento segna il suo approdo nei confini dell’horror puro: esoterismo, fenomeni paranormali, evocazioni maligne e mostruose presenze fanno da cornice a questo capostipite del genere. Susy Bannon, giunge a Friburgo per perfezionare i suoi studi di danza. Una volta arrivata nei pressi dell’accademia tedesca, un’aura maligna e sinistra la accoglie. Una giovane allieva, che Susy al suo arrivo incontra casualmente davanti alla porta, fugge dalla scuola e viene ritrovata brutalmente uccisa. Altre morti e fatti inquietanti si manifestano all’interno della scuola. Susy, iniziando ad avvertire degli strani malesseri, decide di indagare…

 Il terrore è una fase che provano i principianti. Io cerco il panico, che è una penetrazione più profonda. La paura è uno stato febbrile sui 38-39 gradi e il panico è 40-41 gradi, cioè delirio!   (DARIO ARGENTO)

Attenendoci alle parole del regista, Suspiria è forse il più lampante esempio tra i capitoli argentiani in cui lo spettatore è vicino allo stato delirante: la suspence, infatti, è già elevata sin dai primi minuti; la spettacolare musica dei Goblin, forse la sola in grado di competere con la precedente colonna sonora di Profondo Rosso, infarcisce le magiche sequenze di questa mistica “fiaba” donandole ancor più una brezza sinistra; la scenografia perfetta, curata da Giuseppe Bassan, concede allo spettatore l’opportunità di potersi quasi trasportare all’interno dell’accademia, vivendo così in prima persona le oscure trame delle streghe insegnanti. Una nota di rilievo la merita l’eccellente fotografia curata da Luciano Tovoli: i colori sono vivaci, forti (il blu, il rosso, il verdone) e creano, negli ambienti in cui le scene si svolgono, una particolare alchimia. I personaggi, i luoghi, persino gli oggetti paiono carichi di mistero, di oscuro, di “ignoto”. Per realizzare un simile effetto, a detta del regista, i tecnici han fatto ricorso a delle lenti anamorfiche e a delle luci ad arco, davanti alle quali sono state poste delle stoffe colorate così da poter essere avvicinate il più possibile ai volti degli attori, facendoli quasi sembrare intinti di vernice. La pellicola impiegata (Kodak 30-40 ASA) ha poi contribuito ad aumentare nettamente la profondità di campo delle sequenze, che si presentano caratterizzate da colori forti e accesi. Un uso delle luci molto raro, dunque, quello di Suspiria, ma rivelatosi vincente.  Un’altra nota di merito la si deve rivolgere alle tecniche di ripresa: in Suspiria vengono sempre utilizzate due differenti inquadrature, per un totale di 1500 inquadrature diverse. Alla stesura del soggetto e alla sceneggiatura del film prende parte anche Daria Nicolodi, vicina al mondo esoterico ed occulto sin dall’età infantile. La compagna del regista introduce nel racconto argentiano delle particolari caratteristiche tratte da alcune note fiabe (Alice, Biancaneve… importante notare come si richiami facilmente l’ambito infantile), ma in particolar modo trae spunto dai racconti oscuri tramandatile dalla nonna. Lo stesso Dario per il personaggio di Elena Markos, la Direttrice e Strega Nera, si ispira a numerose fiabe per l’infanzia. Il film viene girato in ambienti prettamente gotici (Friburgo, La Foresta Nera). Il cast è eccellente: Jessica Harper, Stefania Casini, Alida Valli, Flavio Bucci, Barbara Magnolfi, Miguel Bosè.

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Il regista per l’intera vicenda trae spunto dal romanzo ottocentesco Suspiria De Profundis di Thomas de Quincey. Il fatto che Suspiria venga definito una “fiaba nera” affonda le sue ragioni su solide basi. Intenzione iniziale di Dario, infatti, è quella di utilizzare come protagoniste delle attrici minorenni proprio per accentuare il fattore fiabesco, ma a causa dei motivi legali che condizionano questa sua scelta stilistica (in Germania non era consentito portare sul grande schermo dei minori), egli si riversa su delle ragazze adulte anagraficamente, ma che espletano attraverso vari atteggiamenti il loro estro infantile. Oltretutto, la stessa trama presenta varie analogie con le fiabe per bambini: la strega cattiva che viene uccisa da una ragazzina più coraggiosa e fortunata;  la sequenza in cui la compagna di stanza di Susy segue il percorso indicato dai passi delle insegnanti può risultare un altro valido elemento facilmente riconducibile alle storie infantili: il bambino che traccia il suo percorso con le molliche di pane per poter così ritrovare la via del ritorno. La protagonista del film si muove come una moderna Biancaneve in un universo misterioso, che non conosce, ma che affronta. In Suspiria vengono presentati pochi omicidi, ma molto particolari ed estremi, esagerati, forse anche un po’ bizzarri. La sequenza in cui il pianista cieco Daniel (Flavio Bucci) si ritrova nella piazza di Friburgo accompagnato dal suo fedele cane fa gelare il sangue nelle vene: l’enorme spazio pubblico vuoto e buio si presenta tremendamente spaventoso. L’atmosfera diviene inquieta e sinistra mentre il cane di Daniel inizia ad avvertire strane presenze per poi giungere a sbranare il suo padrone. Anche la sequenza del cuore trafitto più volte da un pugnale provoca disgusto e timore. È doveroso far presente, oltretutto, che le mani dell’assassino in tutte le pellicole argentiane sono quelle dello stesso regista.

“Come uccido io non uccide nessuno” ha più volte sostenuto Dario Argento.

Già questo risulta essere un elemento valido di studio che mira a far comprendere quanto l’artista qui trattato viva in simbiosi con la sua metà più intima e profonda. Il volersi prender cura personalmente delle sequenze sanguinarie, di fondamentale importanza in un girato thriller o horror, esprime il lato perfezionista e accurato di questo direttore. Argento non affida nulla al caso e non delega questa importante mansione a nessuno: vive in prima persona il fulcro del suo set. Si immedesima nel ruolo, vive la vicenda, si riconosce nella mente e nelle gesta efferate del killer, ma anche della vittima dirigendone gli ultimi agonizzanti attimi. Solo chi necessita di dover liberare il proprio estro creativo, raffinata e sublime forma di completezza vitale, avverte il bisogno di vivere ciò che il bulbo di una telecamera rende finzione in prima persona e, quindi, su un piano reale. Durante la fase di scrittura di Suspiria, Dario viaggia molto in Europa, incontrando diverse donne che si definiscono “streghe”. Argento è molto incuriosito dal loro pensiero, dal loro mondo misterioso, tenebroso ed oscuro. Suspiria segna dunque la rottura del regista con le tematiche reali, materiali e concrete per orientarsi verso nuove correnti artistiche contaminate da fenomeni paranormali, rituali occulti ed inspiegabili avvenimenti. Suspiria è considerato da molti il film capolavoro di Dario Argento. In Giappone Profondo Rosso esce nelle sale cinematografiche addirittura dopo Suspiria, ma il largo successo riscosso in Oriente da quest’ultimo convince i distributori a pubblicizzare Profondo Rosso con il titolo Suspiria part II.

Nico Parente (Antologia di un urlo, UniversItalia 2013)

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 24 set 2014 alle 12:21 pm

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