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Tanti auguri, John Carpenter!

John Carpenter, vera e proprio leggenda nel New Horror, compie Settant’anni. Nato a Carthage nel 1946, nella sua carriera ha girato alcuni dei film più importanti del cinema degli anni Settanta e Ottanta, il suo stile inconfondibile, la sua capacità innovativo e il suo sguardo profondo e acuto sul genere horror, lo hanno reso uno dei registi americani più stimati, ma anche uno fra i più complessi.

john carpenter

Assiduo frequentatore della sala cinematografica sin da bambino, in lui convivono l’amore per il cinema hollywoodiano di Howard Hawks e John Ford e quella per la fantascienza degli anni Cinquanta e Sessanta. Proprio un film fantascientifico è il suo primo lungometraggio, “Dark Star” (1974), saggio di fine corso, che viene gonfiato e distribuito nelle sale. Non fu un successo, ma a rivederla oggi, questa sorta di satira di “2001 Odissea nello spazio”, contiene già alcuni degli elementi della poetica che Carpenter svilupperà in seguito. Due anni dopo gira “Distretto 13 – Le brigate della morte”, personale rivisitazione di “Un dollaro d’onore” di Howard Hawks. Siamo di fronte a un western metropolitano, cupo, violento, claustrofobico e siamo di fronte a un giovane autore che ha già e idee chiare sul cinema, sulla sua personale visione della paura, che neg lianni seguenti avrebbe girato uno dopo l’altro ben quattro film destinati a segnare in maniera indelebile il cinema horror e fantascientifico: “Halloween -La notte delle streghe” (1978), “Fog” (1980), “1997 Fuga da New York” (1981) e “La cosa” (1982), rispettivamente il primo vero e proprio slasher americano, uno splendido racconto di fantasmi, uno dei più importanti film distopici a cavallo tra fantascienza e western e uno dei più inquietanti e spaventosi film di fantascienza. Purtroppo “La cosa”, che fu la prima esperienza con un grande compagnia di produzione per Carpenter, segnò anche una piccola battuta d’arresto per la sua carriera, perché il film fu un flop. Non venne compreso e non poté reggere il confronto con la fantascienza fiabesca dell’ “E.T.” di Spielberg, uscito in contemporanea nelle sale. Ma la delusione durò poco e Carpenter ha poi girato fra i tanti film “Grosso guaio a Chinatown”, “Il Signore del male”, “Essi vivono”, per approdare agli anni Novanta con “Il seme della follia”, che oggi potremmo definire una sorta di canto del cigno dell’epoca d’oro del New Horror. Del 1996 è “Fuga da Los Angeles”, sequel autoironico di “Fuga da New York” che contiene una velata (ma neanche troppo) critica nei confronti dell’industria cinematografica americana. Seguiranno “Vampires” e “Fantasmi da Marte” ma negli ultimi tempi si è allontanato dalla regia, forse anche perché il mondo del cinema è cambiato e Carpenter non ha più voglia di misurarsi con un ambiente che oramai sopporta poco. Il suo ultimo film è del 2010, “The ward”, mentre per la tv ha girato due episodi per la serie “Masters of Horror”, uno dei quali, “Cigarettes Burns” è fra i migliori in assoluto. Come si gode i suoi Settanta anni Carpenter? Mentre corrono le voci di una sua futura regia per una serie tv, per il omento gira il mondo facendo concerti, in compagnia del figlio e di un gruppo di musicisti con i quali rielabora le colonne sonore dei suoi film, che del resto ha sempre scritto lui (con solo un paio di eccezioni, come “La Cosa” e “The Ward”). Al suo attivo ha già tre album.

Il cinema di John Carpenter resta negli occhi e nel cuore dello spettatore come una folgorazione. Le atmosfere cupe dei suoi film, il senso perenne di assedio che si percepisce, ma anche l’ineluttabilità del male, impossibile da sconfiggere, sono ancora oggi sconvolgenti perché parlano dell’uomo e della società che ha messo su. Una società che pare stia correndo a tutta velocità verso gli scenari pieni di rovine fiammeggianti della New York di Jena Plissken.

 

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