TERMINATOR GENISYS – la recensione

TERMINATOR GENISYS – la recensione

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Quando John Connor (Jason Clarke), leader della resistenza umana spedisce il sergente Kyle Reese (Jai Courtney) indietro nel 1984 per proteggere Sarah Connor (Emilia Clarke) e per salvaguardare il futuro, un evento inaspettato crea una frattura nella linea temporale. Il sergente Reese si troverà in una nuova e sconosciuta versione del passato, dove si troverà di fronte ad improbabili alleati, tra cui il Guardiano (Arnold Schwarzenegger), nuovi pericolosi nemici, e una nuova missione inaspettata…

Questa, in estrema sintesi, la trama del nuovo capitolo della saga cibernetica Terminator, iniziata nel lontano ’85 dal grande James Cameron. Accantonati i capitoli 3 e 4 della saga, Paramount e Skydance hanno dato il via a una nuova grande produzione che, non a caso, strizza l’occhio per tutta la sua durata ai primi due capitoli della saga che vede da sempre protagonista il volto di Schwarzenegger. La sceneggiatura infatti, a cura di Laeta Kalogridis e Patrick Lussier, mescola sapientemente il materiale presente in Terminator e ne Il giorno del giudizio, con delle varianti innovative originali e apprezzabili. Il bravo Alan Taylor (Il trono di spade) dirige con maestria un set tanto complesso quanto ricco d’azione e futurismo. Per accontentare tutti i fan di Connor, gli autori hanno inserito parti originali del primo capitolo ed elementi cardine (come il prototipo T-1000) del sequel. Il cast si rivela azzeccato, seppur forse a rivestire i panni di Sarah Connor si sarebbe meglio prestata un’altra attrice: la giovane Emilia Clarke è certamente una rivelazione degli ultimi anni (splendida nel ruolo di Madre dei draghi nella fortunata serie tv  Il trono di spade), ma non regge il confronto con la celebre Linda Hamilton. E certamente la bella Lena Headey, nella serie tv dedicata a Sarah Connor, ha saputo meglio calarsi nella parte, complice certamente anche l’età più avanzata rispetto alla Clarke. Il resto del cast (Schwarzenegger, Jason Clarke, Matt Smith, Jai Courtney, J.K. Simmons) recita magistralmente e ciascun ruolo sembra scritto perfettamente e adatto a ciascun interprete. I rimandi alle vecchie pellicole, calibrati e mai in eccesso, contribuiscono a rendere questo nuovo capitolo della saga Terminator più che un sequel un vero e proprio reboot. L’acerrimo nemico dell’umanità Skynet, nel 2017, si prepara a sferrare un attacco alla generazione umana attraverso la tecnologia più avanzata: internet. Skynet è difatti, per l’occasione, un’applicazione, palese denuncia al mondo digitale che ha ormai causato una vera e propria sorta di virus letale tra gli uomini, sempre più dipendenti dalla realtà virtuale. L’azione, a suon di proiettili ed esplosioni, non manca e molte delle sequenze più action obbligano lo spettatore a guardarsi indietro, rievocando con piacere i capolavori firmati Cameron. La scelta stilistica di mutare radicalmente il ruolo di John Connor da salvatore della patria a creatore di Skynet ha ribaltato l’ordine prestabilito all’interno della saga, pur non incontrando l’antipatia degli affezionatissimi. La fotografia e le musiche contribuiscono, assieme agli spettacolari effetti visivi, a rendere questa nuova avventura di Sarah Connor e della macchina tornata indietro nel tempo per cambiare il futuro una produzione gradevole, degna di nota e, a tratti, originale nel suo genere. Alan Taylor si rivela assolutamente all’altezza del difficile e arduo compito, regalandoci un capitolo che non guasta e che, contrariamente agli ultimi due tentativi, non tralascia il glorioso passato. Un ottimo prodotto, della durata di 120 minuti circa, davvero ben confezionato e che più di qualunque altro può affrontare tematiche quali l’avvento del digitale e l’eterna rivalità tra l’uomo e le macchine.

Nico Parente

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 23 lug 2015 alle 3:49 pm

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