TERRA FORMARS – extraterrestri dal Giappone

TERRA FORMARS – extraterrestri dal Giappone

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di Diego Martina

Takashi Miike non è nuovo alle trasposizioni su grande schermo di serie animate o fumettistiche, basti pensare alla regia di “Yattaman” (2009) o al più recente “As the Gods Will” (Kamisama no iu toori, 2014). La trasposizione del fumetto TERRA FORMARS nell’omonima pellicola, dunque, non sorprende più di tanto.

TERRA FORMARS, in Giappone, ha goduto e continua a godere di un grande successo (16 milioni di copie vendute), e gli insetti alla base della storia sono uno dei motivi per cui questo manga in patria è così tanto apprezzato. Gli insetti, infatti, sono molto cari ai giapponesi, al punto tale che, non di rado, i bambini allevano in casa cervi volanti o altri coleotteri, e per le vie di Akihabara potreste imbattervi in negozietti che vendono video di agghiaccianti combattimenti all’ultimo sangue (come dimenticare il match mantide-tarantola? Di dubbio gusto).

Ma veniamo al film. Siamo nel 2599: la Terra è ormai un pianeta invivibile, e gli esseri umani hanno mandato colonie di insetti e muschi su Marte per creare un’atmosfera che renda il pianeta rosso abitabile per la razza umana. L’impresa, apparentemente, riesce, e il governo giapponese si decide così a inviare una manciata di individui socialmente inclassificabili per “ripulire” la nuova Terra dagli insetti inviati in precedenza. Una volta atterrati su Marte, però, la disinfestazione non va secondo i piani, essendosi nel mentre gli insetti evoluti. In tutto simili a esseri umani, sebbene mantengano in parte fisionomia e caratteristiche da insetto, questi esseri muscolosissimi ci metteranno davvero poco a sbarazzarsi dei terrestri, capovolgendo così l’adagio che solitamente vede lo scarafaggio a essere schiacciato dal piede crudele dell’uomo.

La trama, in verità, va via via diventando più intricata, ma in una maniera narrativamente poco convincente, al punto che si finisce col perdere il senso di ciò che si vede sullo schermo: e questa è la prima pecca del film, una sceneggiatura poco rifinita e grossolana. I superflui flashback di cui è disseminata la pellicola ne sono un esempio lampante, insieme all’“improbabilità” di un piano strategico che, più che dal governo giapponese, sembra essere stato ideato per l’appunto da un ragazzino delle medie con la mania degli insetti.

Alle prese con un soggetto e una sceneggiatura non all’altezza della propria macchina da presa, dunque, ne deriva che neppure Miike ha tanta voglia di girare. Inquadrature “da routine” e fotografia al minimo indispensabile. Il tutto condito da una computer grafica non sempre efficace (soprattutto per il baratro che divide gli insettoni, interamente modellati in digitale, dagli umani, che vestono ridicole protesi “analogiche” da insetto). Il film non decolla davvero mai, e a niente servono i pochi colpi di scena presenti.

 Di conseguenza, nemmeno allo spettatore va di perdersi dietro a una finzione palesemente troppo artefatta, una narrazione dal ritmo inesistente, un brulicare di combattimenti al limite della noia e una recitazione da spettacolo natalizio di fine anno (fatta eccezione per la bravissima Rinko Kikuchi, che buca la pellicola in ogni fotogramma). Lo spettatore non tarda ad addormentarsi, e a russare.

 La realtà narrativa di un fumetto, così com’è realizzata tra le pagine, raramente funziona se trasposta di pari passo in un film, e questo TERRA FORMARS ne è l’ennesima prova. Un vero peccato, perché col precedente “As the Gods Will” a Miike era riuscito di prendere pieno possesso della pellicola, facendone un piccolo grande gioiello. Cosa che, purtroppo, non si è ripetuta per questa nuova prova.

 Del resto, può starci che un regista prolifico manchi uno o due colpi. Resta un po’ di amaro in bocca per l’occasione perduta, e poi via, si spera per una migliore pellicola il prossimo anno.

 

 

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 15 giu 2016 alle 12:01 pm

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