THE CONJURING 2 – IL CASO ENFIELD

THE CONJURING 2 – IL CASO ENFIELD

 

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1976. I coniugi Warren stanno indagando sul caso della strage di Amityville e, durante un suo viaggio psichico, Lorraine viene in contatto con un demone dalle sembianze di una suora. Un anno dopo in un sobborgo di Londra, Enfield, la famiglia Hodgson viene tormentata da inquietanti presenze e la secondogenita Janet sembra essere la vittima prediletta di una presenza. Il caso comincia ad attirare l’attenzione dei media e durante un’intervista Janet mostra tutti i sintomi di una possessione demoniaca. A quanto pare a perseguitare la bambina è lo spirito di Bill Wilkins, il vecchio proprietario di casa, morto anni prima, che si rifiuta di abbandonare la sua dimora. I coniugi Warren vengono chiamati dalla chiesa locale per svolgere delle indagini e riferire se si tratta di una vera possessione o solo di una montatura. Scopriranno che dietro tutto questo c’è ancora il demone vestito da suora.

In “The Conjuring 2 – Il caso Enfield” James Wan mette in chiaro sin da subito gli elementi alla base della sua narrazione, introducendo lo spettatore all’interno della casa di Amityville, riconoscibile dalle caratteristiche finestre. Siamo ancora una volta di fronte a una storia di possessione demoniaca, in cui la vicenda è un crescendo di situazioni angoscianti e dove l’orrore scaturisce dalla volontà dell’occhio di indagare oltre le sfere del tangibile, per misurarsi con le forze ultraterrene. Il luogo in cui il male affonda i suoi denti è il nucleo famigliare in disfacimento e il punto di rottura si situa laddove la razionalità cede alla fede.

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Ma se dal punto di vista visivo è certamente un film riuscito, il sequel di “L’Evocazione – The Conjuring” resta ancora una volta un’opera che ha poco da aggiungere al genere, considerato che il regista non sembra curarsi dell’originalità, tutto proteso com’è a voler dimostrare al pubblico quanto difficile e complicato sia saper spaventare veramente. Ed un’impresa nella quale certamente Wan sa mettere in mostra tutte le sue doti di affabulatore, di ipnotista, e dove lo zootropio, da cui prende forma l’uomo con l’ombrello, una delle manifestazioni del demone, diviene forse il simbolo più adatto per descrivere il suo lavoro. Ed è vero che sa assentare anche un paio di colpi bassi, di quelli che ti fanno sobbalzare sulla poltrona più per la sorpresa che per lo spavento.

Come è innegabile anche che questa volta si dedica costruire situazioni sinistre, come l’interrogatorio di Ed a Janet posseduta, in cui non vediamo mai il volto della ragazzina, ma ne ascoltiamo la voce alterata dalla possessione, giocando sadicamente con le suggestioni dello spettatore, instillando dubbi e soffiando sul fuoco del terrore irrazionale.

Ma non si può negare neanche che alcune trovate sono telefonate. Ad esempio tutti sanno che appena il ragazzino spingerà il camion dei pompieri della tenda dei giochi mentre va a letto, qualcosa o qualcuno la spingerà fuori fino alla sua camera da letto. Sono i binari nei quali tenere ben saldo il racconto.

Come avveniva nel primo capitolo, anche qui Wan cita e rimaneggia elementi e situazioni del cinema horror classico. La scena dell’agguato del morto vivente a Ed nella cantina allagata ricorda “L’aldilà” di Fulci, mentre la tenda dei giochi, è evidentemente un riferimento a “Il senso senso”, giusto per fare due esempi. Sono coordinate in cui l’universo di Wan immaginifico di Wan si muove, e sembrano più dei punti di riferimento per lo spettatore, piuttosto che stimoli per provare a guardare oltre il già detto.

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Laddove Wan vorrebbe differenziarsi dal primo film, sembra spesso perdersi, trascinando la vicenda per oltre due pensati ore e infarcendola di simboli e nuovi elementi che fanno pensare più che altro agli spunti ben piazzati per i prossimi sequel e spin off.

Il rifugiarsi di Wan nel genere, ha il retrogusto un po’ amaro di chi ha poco da raccontare, ma lo racconta molto bene. In fondo nell’epoca dei fanatismi religiosi, di ogni tipo, marca e provenienza, siamo un po’ stanchi della solita solfa dell’amore divino e misericordioso che per mezzo del crocifisso libera povere famiglie dal nucleo incrinato dal demone che le tormenta. Insomma, “The Conjuring 2” è senza dubbio un bel film dell’orrore. Ma è evidente che Wan non ha neanche la minima intenzione di salvare il genere dal suo costante ripetersi fra le asfittiche pareti di questo nuovo gotico.

Edoardo Trevisani

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Autore: Edoardo Trevisani

Pubblicato il 7 lug 2016 alle 9:19 pm

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