21
Set

The Nun – la recensione

Prodotto dalla Atomic Monster, nata dall’alleanza Safran/Wan, e distribuito da Warner Bros., The Nun ha conquistato i botteghini statunitensi sin dal primo weekend. Su soggetto di James Wan e Gary Dauberman, e sceneggiatura di quest’ultimo (per l’occasione anche produttore esecutivo), Corin Hardy dirige DemianBichir e TaissaFarmiga in questo spin-off della saga The Conjuring incentrato sul personaggio della suora demone (Valak, interpretato da BonnieAarons) apparso per la prima volta ne Il caso Enfield, secondo capitolo che vede protagonisti i coniugi Warren e che non a caso ritornano (seppur marginalmente) in questo capitolo ambientato almeno un ventennio prima in un angolo remoto della Romania, dove sorge un’antica abbazia circondata da un cimitero e che conserva al suo interno un terribile mistero. E proprio all’interno del luogo un tempo sacro e ora, dopo un tragico evento, divenuto dimora di un potente demone (già precedentemente sconfitto dalla Chiesa) che tenta di corrompere le suore che all’interno vi abitano, vengono inviati padre Burke e la novizia Irene: un passato segnato dal senso di colpa per un esorcismo mal riuscito lui, vittima di inquietanti visioni lei. Su mandato del Vaticano, i due vengono inviati presso l’Abbazia di santa Carta per indagare sul misterioso suicidio di una suora. Da una sottile trama (e si fa sentire tutta!), Dauberman e Wan originano il demone più terrificante degli ultimi anni. Tra continui rimandi, tributi e citazioni (L’Esorcista, la saga The Conjuring e persino Insidious), Hardy si muove nel ConjuringUniverse puntando soprattutto sulle atmosfere e richiamando alla mente dello spettatore più nostalgico le pellicole di genere Settanta-Ottanta (il nostro Demonia compreso). Un horror a tema ecclesiastico che non fa certo dell’originalità il suo punto di forza, ma che diverte e tiene in tensione nonostante la sceneggiatura presenti delle forzature e qualche falla. Buon lavoro, comunque.

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