THE RAID 2 – Berandal – la recensione

THE RAID 2 – Berandal – la recensione

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Dopo aver combattuto per trovare una via d’ uscita da un edificio abitato da malviventi al servizio del boss Riyadi, l’agente Rama si rivolge ad una task force della polizia indonesiana per cercare protezione per lui e la sua famiglia. I nemici sinora affrontati, seppur formidabili, erano piccola cosa di fronte ai boss della mala che tengono in pugno Giacarta e l’Indonesia. Per proteggere la moglie e il figlio neonato, Rama dovrà infiltrarsi tra le schiere criminali e tentare di scalarne le gerarchie, iniziando una nuova odissea di violenza e sangue. Costretto a metter da parte la propria identità, deve riuscire ad ottenere la fiducia di Ucok, figlio del boss di una famiglia di primo piano, ed entrare nella banda per poterne estirpare le radici dall’interno e denunciare la corruzione che alberga tra le forze di polizia.

Se col primo capitolo Gareth Evans è riuscito a realizzare una pellicola formidabile che ha conquistato milioni di spettatori per il suo ritmo incalzante, dovuto anche all’impostazione da videogame che caratterizza THE RAID, stavolta lo sceneggiatore e regista torna a colpire più duro che mai, mirando dritto allo stomaco dello spettatore. La scarna trama del capostipite, incipit per dar modo ai protagonisti e agli attori tutti di innescare un concentrato esplosivo di action, arti marziali, sangue e violenza, si arricchisce in questo eccezionale sequel. Berandal si rivela l’occasione per Evans di realizzare un copione precedentemente accantonato per mancanza di budget. Nonostante il precedente lavoro si sia aggiudicato meriti e lodi, al giorno d’oggi cosa molto dura per una piccola produzione di nicchia, Gareth Evans ha voluto, con questo secondo episodio di quella che è destinata a divenire una trilogia culto, mettere in scena un grande salto di qualità. I richiami al precedente lavoro non mancano, soprattutto nelle anguste ambientazioni, nei personaggi, nei combattimenti, nei sentimenti che muovono i protagonisti. Se nel primo appuntamento col crimine, Rama era determinato a riportare a casa il fratello devoto alla malavita, stavolta a dargli forza per affrontare interi clan cinesi, giapponesi e indonesiani sarà il senso di vendetta per l’uccisione dello stesso fratello antagonista, che apre questa nuova avventura. Non avremo più una squadra di poliziotti decisi a combattere il crimine, ignari che la polizia sia corrotta, bensì un solo uomo che, dall’incipit all’epilogo, sarà protagonista di detenzioni, battaglie  nel carcere, guerre tra clan, inseguimenti, rapimenti e tradimenti. Per aggiuddicarsi la fiducia e la stima di Ucok (Arifin Putra), Rama lo salverà da un agguato nel carcere dove sono entrambi detenuti. Questo gli permetterà di diventare uomo fidato del boss padre di Ucok. Da questo momento in poi, l’adrenalina e la violenza non conosceranno limiti. Interessante la scelta di riportare sul set, ma a ricoprire un nuovo ruolo, Yayan Ruhian (Mad Dog nel primo capitolo), che anche stavolta darà prova delle sue strabilianti abilità e doti sia attoriali che nell’ambito delle arti marziali. Dimenticate un’unica location atta a contenere battaglie, sparatorie e corpo a corpo. Stavolta, la vicenda che vede l’agente Rama protagonista è di più ampio respiro sotto ogni aspetto: sin dalla durata (150 minuti ) del film al continuo cambio di location e ambientazioni, dal costante avvicendarsi di personaggi nuovi e interessanti (Hammergirl, ad esempio) ai lunghi ma mai scontati combattimenti. Una menzione particolare la merita la sfida nelle cucine: una lotta all’ ultimo sangue come non se ne vedono da decenni, corredata da tecniche strabilianti e dalle magnifiche coreografie per l’occasione doverosamente curate dallo stesso Iko Uwais, il tutto accompagnato da un sottofondo musicale epico e avvincente, memorabile.

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L’alternarsi di campi medi e primi piani, soprattutto nelle sequenze di lotta, contribuisce a dare al lavoro in questione un ritmo frenetico e coinvolgente, dovuto anche al montaggio serrato sempre curato dallo stesso regista. L’inseguimento per le suggestive moderne vie di Giacarta, a bordo di lussuose auto nere, tra Eka (che si scoprirà poi essere un altro poliziotto infiltrato) e i malviventi che detengono in ostaggio Rama, è degno delle migliori pellicole hollywoodiane, a confermare la strabiliante bravura di Evans su un set action. Non mancano i momenti più pacati e dediti al dialogo e agli affetti dei personaggi, ma ciò che gli affezionatissimi vogliono da un titolo quale THE RAID, si sa, è la lotta e l’azione pura, che questo film ha da vendere! Gli attori sono bravi, ciascuno nell’interpretare il loro ruolo, eccezion fatta forse solo per un paio di volti, ma che comunque non indeboliscono il concentrato dinamitardo che è la forza di questo, come del predecessore, secondo capitolo. Il finale rimane aperto, a lasciar presagire un terzo round di inarrestabile violenza e fiumi di sangue che tutti ci auguriamo dopo la visione di questa coinvolgente ed esplosiva pellicola. Imperdibile!

Nico Parente

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 12 gen 2015 alle 7:34 pm

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