THE RAID – Redemption – la recensione

THE RAID – Redemption – la recensione

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Certi generi o si amano o si odiano. Violenza, arti marziali miste alla trama poliziesca, azione pura e sangue a dismisura non fanno per voi? Allora la vostra lettura si può limitare qui! Già, perché andando avanti tra le righe scoprirete una vera e propria pellicola esplosiva! The Raid – la redenzione (2011) è un film che vede protagonista la tradizionale arte marziale indonesiane Pencak Silat. Scritto e diretto da Gareth Evans e dall’attore protagonista Iko Uwais, The Raid è un lavoro che non lascia spazio a sentimenti, se non in maniera davvero accennata, filosofie o impegno mentale. No, The Raid è un continuo combattimento sin dai primi minuti, che vedono una squadra di poliziotti assediare un palazzo adibito a fortezza del crimine, per poi concludersi in un delirante vortice di lotta corpo a corpo e a mani nude sino all’ultimo sangue. Quella di The Raid è una trilogia, visto il successo ottenuto da quest’ ottimo primo capitolo, e a breve recensiremo anche i sequel.

Un potente boss ospita nel suo edificio tantissimi emarginati poi passati al suo servizio. In cambio di un tetto in una fatiscente struttura, questi uomini divengono suoi fedelissimi soldati pronti a rimetterci la vita. Il feroce criminale, oltre ad aver dotato di un efficace impianto di sorveglianza e comunicazione l’intero edificio, è anche scortato da due violentissimi uomini. Un gruppo di poliziotti SWAT indonesiani sono decisi a stanarlo per arrestarlo e processarlo. Mai nessuno prima è uscito vivo da quell’edificio…

La trama suona in realtà come un pretesto per dare libero sfogo alle innumerevoli sparatorie e ai lunghi combattimenti. Il film si sviluppa in un unico ambiente: un grande palazzo fatiscente, che si presta perfettamente per la riuscita del film. Le location poco illuminate, sudicie e misere divengono presto un aperto campo di battaglia dove ciascuno, poliziotti e criminali, lotteranno per la sopravvivenza. Inizialmente l’operazione parte bene e il film si muove come un poliziesco vero e proprio. Dopo pochi minuti dall’irruzione, giunti al quinto piano gli agenti vengono traditi da un ragazzino che riesce a dare l’allarme scatenando così l’inferno. Da questo momento, l’edificio si presenta come una zona di guerra vera e propria. La tensione non manca e diverse sequenze son degne dei migliori thriller e horror, soprattutto per gli effetti speciali che sbattono violentemente in faccia allo spettatore sangue a litri e sequenze iper violente. I momenti di combattimento sono il fulcro del film e, contrariamente a tanti altri lavori simili, non stancano e divertono. Il palazzo, dal quale i nostri non possono più uscire se non giungendo all’ultimo piano,  richiama fortemente il girone dantesco. Solo andando sino in fondo i nostri rivedranno la luce. Ma all’ultimo piano nessuno è mai giunto vivo! A tener alta l’attenzione sono in particolar modo gli incessanti colpi tra Iko Uwais e lo spietato Mad Dog, una delle guardie personali del boss assieme a Cervello, che si rivelerà poi essere fratello dell’impavido e instancabile agente interpretato dal formidabile Uwais. La coreografia dei combattimenti, curata da Uwais e dall’attore che interpreta Mad Dog (ora si spiega la riuscita ottima), le musiche della versione americana sostituitesi a quelle tipicamente indonesiane, il montaggio serrato, le inquadrature perfette e l’ottima fotografia fanno di questo lavoro forse il film per eccellenza di arti marziali degli ultimi anni! Tra una miriade di corpi, litri di sangue, migliaia di proiettili e infiniti calci e pugni, il temibile boss rimane vittima di un colpo di pistola esploso da un agente corrotto complice della carneficina. Forse il finale può essere un po’ prevedibile, ma ribadiamo che qui la trama conta davvero poco! The Raid non è un semplice film d’azione, no. The Raid è dinamite pura!

Nico Parente

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 13 set 2014 alle 11:16 pm

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