‘The Texas Chainsaw Massacre di Tobe Hooper’ – la recensione al libro dedicato al capolavoro horror

‘The Texas Chainsaw Massacre di Tobe Hooper’ – la recensione al libro dedicato al capolavoro horror

Texas

Soraia Di Fazio (Catania, 1986), qui al suo esordio nell’ambito della critica cinematografica, ricava dalla sua tesi di laurea un lavoro valido e riempitivo, certamente all’altezza del titolo trattato nel volume: The Texas Chainsaw Massacre di Tobe Hooper. In occasione del quarantennale del film capolavoro del regista texano, l’autrice ne presenta un’analisi originale e innovativa, fresca, che aiuta il lettore a ripercorrere la celebre pellicola horror attraverso un punto di vista nuovo e attento. Il volume, introdotto da una prefazione del direttore di collana Fabio Zanello, si sviluppa in 4 capitoli: Tobe Hooper dalla A alla Z, un vero e proprio dizionario basato sul regista sceneggiatore; La famiglia disfunzionale in TCM, forse il più interessante dei capitoli; Il realismo documentarista, un interessante parallelismo tra la tecnica del falso documentarismo utilizzata nel film e che ne ha in larga parte sancito il successo e l’approccio al realismo di Hooper; Rimandi intertestuali ed echi pittorici in TCM, a parere di chi scrive il capitolo meno inerente al contesto cinematografico ampiamente trattato nei precedenti, ma che comunque non guasta. Soraia Di Fazio esegue un lavoro minuzioso e certosino, vantando la collaborazione di gente esperta del settore: Fabio Zanello e Paolo Zelati, ad esempio. La bibliografia e la sitografia dalle quali attinge informazioni risultano assolutamente valide e frutto di un attento studio di selezione. Lo stile di scrittura dell’autrice siciliana trapiantata nel capoluogo piemontese è lineare e asciutto. Di Fazio scrive in maniera semplice ed essenziale, aiutando anche il lettore meno addentrato nel genere ad approcciarsi alla pellicola trattata nel suo lavoro. Soraia Di Fazio si rivela capace di oltrepassare, attraverso il suo sguardo critico, i confini che delimitano il secondo lungometraggio di Hooper catalogandolo esclusivamente come un film horror. L’autrice, infatti, ne evidenzia lo status di vera e propria opera d’arte, di denuncia sociale e di forte critica al concetto di famiglia. Completa in maniera egregia l’opera l’intervento, in postfazione, dell’attrice Teri Mc Minn, ossia la ‘Pam’ del film, la famosa vittima sacrificale di Leatherface agganciata all’uncino da macellaio. Un lavoro davvero valido per essere un’opera prima.

Nico Parente

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 11 giu 2015 alle 1:32 pm

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