The VVitch – la recensione

The VVitch – la recensione

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Dopo quattro anni di lavorazione, giunge nelle sale il film d’esordio di Robert Eggers The VVitch. Da molti considerato il miglior horror degli ultimi anni, a parere di chi scrive, l’opera prima dello scenografo, e ora anche sceneggiatore,  Eggers non è semplicemente un film di genere così come non è facilmente catalogabile.  Vincitore (migliore regia) al Sundance 2015, The VVitch narra la storia, ambientata nel 1630, di una famiglia di pellegrini del New England.  Il capofamiglia è un predicatore, religioso scrupoloso che avverte insidie diaboliche in ogni dove. Dopo la scomparsa del piccolo Sam,  la famiglia inizia a sfasciarsi. La causa di un delirio collettivo sembra essere un’entità malvagia, la strega del titolo appunto, che dimora nel bosco…

 

Il regista, che per la realizzazione del film ha tratto ispirazione da scritti dell’epoca e,  non a caso, nella versione originale ricorre anche all’inglese arcaico (dura prova per gli attori!), presenta un universo stregonesco innovativo, diverso dai soliti standard. Anzitutto non prevale l’effettistica e a dominare per tutta la durata del film sono il realismo e la paura scaturita dalla religione predominante in un contesto patriarcale. The VVitch presenta la strega come archetipo della donna ribelle, nel passato considerata guidata dal demonio ogni qual volta essa infrangesse regole e vincoli ben precisi.  Ma Eggers sembra fare dell’archetipo la sua tecnica stilistica, ricorrendo a simbologie e modelli per rappresentare il Male, spaventando attraverso suggestioni e filastrocche inquietanti e, non di meno, dando una chiave di lettura prettamente femminista alla pellicola. Un ottimo biglietto da visita per il giovane cineasta, classe ’82, ora immesso sul mercato hollywoodiano per dar vita al remake di Nosferatu. The VVitch non è semplicemente un horror. Assolutamente da non perdere!

Nico Parente

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 18 ago 2016 alle 5:44 pm

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