TULPA

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TULPA. Il significato della parola definisce un’entità incorporea creata attraverso particolari metodi meditativi sviluppati dai monaci, soprattutto i grandi lama tantrici. Secondo tali credenze l’essere, che vive nel piano astrale, può essere visualizzato sotto molteplici aspetti, soprattutto quello animale, da altri monaci raccolti in meditazione. Se il Tulpa può quindi manifestarsi sotto sembianze animali, quello di Zampaglione assume i connotati di una belva feroce e spietata. Dopo la buona prova Shadow (2009), il leader dei Tiromancino torna ancora una volta a dirigere un set, questa volta puramente thriller. Lo stesso Zampaglione più volte ha volutamente attribuito alla sua ultima fatica la definizione di “giallo”, ma al sottoscritto Tulpa (2013) non sembra rientrare proprio negli stilemi di quest’ultimo genere.
Donna in carriera e ambiziosa di giorno, dedita a incontri scambisti e orgiastici di notte. Questa è Lisa (Claudia Gerini), donna sensualissima che presto si ritrova catapultata in un mortale vortice di omicidi che hanno per protagonisti alcuni clienti del notturno locale romano Tulpa. 
Federico Zampaglione si cimenta, dopo aver esplorato confini più prettamente horror, con un’antica tradizione nostrana: il thriller. Se Dario Argento, Lucio Fulci e Bava sono tra i registi preferiti e formativi del noto musicista/cantante, le loro influenze in Tulpa si vedono tutte! La partecipazione di Dardano Sacchetti al soggetto e alla sceneggiatura è palesemente vivida: l’originalità e l’efferatezza degli omicidi non potevano essere che frutto di un grande esponente del cinema di genere di casa nostra. Tantissimi i richiami ai grandi maestri: l’assassino in impermeabile scuro, volto celato, guanti in pelle e cappello è un chiaro riferimento al concetto di serial killer introdotto da Mario Bava; la sequenza durante la quale il killer getta violentemente sul volto di una giovane maliziosa frequentatrice del Tulpa dell’olio bollente, deturpandole orribilmente il viso, tanto ricorda la scena topica di Profondo Rosso che vede una delle povere vittime orribilmente sfigurata con dell’acqua bollente; l’assassino veste i panni del gentil sesso, gli omicidi vedono protagonista ancora una volta l’arma bianca (la lama) e le scene hot ricordano tanto quelle presenti nella filmografia Fulciana, su tutti Lo Squartatore di New York. Il risvolto finale è imprevedibile e Zampaglione è abile nel creare atmosfere intrise di tensione e suspence. Una splendida Claudia Gerini, coadiuvata sul set da Michele Placido, Ivan Franek, Michela Cescon, Nuot Arquint (già presente inShadow) e tanti altri, delizia lo spettatore con la sua presenza in delle soffuse scene erotiche (e non eccessivamente spinte come si è voluto far credere) vestendo abiti provocanti e indossando altissime scarpe, sulle quali il regista più volte si sofferma. Il sangue scorre a litri in questo film e Zampaglione dimostra in tal modo la sua passione per quel gore all’ italiana introdotto da Fulci e misto al sexy. Tulpa nel complesso si lascia guardare e non avanza pretese di voler apportare novità al genere. Non aggiunge e non toglie nulla quindi, ma si presenta gradevole e certamente riporta sul grande schermo un genere al quale siamo profondamente legati, ma che sempre più i produttori ignorano. Il thriller in Italia è un culto e Tulpa ne è l’ennesima prova.

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 28 set 2013 alle 11:07 am

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