Twin Peaks: l’incubo senza fine

Twin Peaks: l’incubo senza fine

C’era una volta una piccola cittadina montana negli Stati Uniti. La vita scorreva tranquilla e serena, con i suoi placidi abitanti, senza grilli per la testa né grandi pretese. Fino a quando un giorno la nera Signora, la Morte, si prese la vita di una bellissima ragazza, la più popolare del paese: Laura Palmer.

Comincia così il mito di Twin Peaks, la prima serie tv che ha cambiato le carte in tavola e raccontato una storia fuori dagli schemi: inquietante, avvincente, da brividi. In pieno stile David Lynch, ideatore della serie. Colui che è riuscito a terrorizzare il pubblico e farlo divertire con scene a dir poco tragicomiche.

Cosa c’è di più terrificante della normalità spezzata per sempre? Forse il male che può insinuarsi  all’improvviso in ognuno di noi. Come un virus, come una specie di ferita infetta, che continua a sanguinare e a mietere vittime.

Laura Palmer è diventata in poco tempo la personificazione della tragedia che bussa alla porta: una figlia brutalmente uccisa, un’amica scomparsa nel nulla, una fidanzata stuprata e gettata via come spazzatura. Chi può mai macchiarsi di un delitto così efferato? Come può Dio stare a guardare e permettere tutto questo?

Sta proprio in questo il successo di una serie che a distanza di anni non conosce ancora rivali (forse superata da “Breaking Bad”): il pensiero di quanto di più orribile ci possa accadere ci inquieta e ci attira allo stesso tempo. Il terrore che la vita di ogni giorno, con la sua routine, le sue certezze, accanto ai nostri affetti, venga sconvolta per sempre dalla violenza, dalla follia cieca, da un male ignoto che vorremmo smascherare per renderlo inerme, al pari di ognuno di noi. Come andrà a finire ci chiediamo, tifando per l’agente Dayle Cooper e confidando nelle sue minuziose indagini. Come se ci illudessimo che  anche nella nostra vita si possa risolvere tutto grazie all’intervento di un agente dell’FBI (più o meno), come se bastasse semplicemente schiacciare sul tasto “stop” per  bloccare per sempre il male.

Come quando si guarda “Twin Peaks” e sembra tutto irreale. Sembra.

 

Caterina Sabato

 

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 19 nov 2013 alle 8:54 pm

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