Viale del tramonto (1950)

Viale del tramonto (1950)

C’è qualcosa di inquietante nei riflettori che si spengono , nella solitudine che invade un’enorme casa , un tempo meta di star del Cinema. Lo sa bene Norma Desmond (Gloria Swanson), diva del muto il cui splendore passato è sul viale del tramonto.

L’opera di Billy Wilder più cupa e crudele. Il mondo dei divi “offesi e umiliati” impersonati da un’isterica e folle Gloria Swanson che non si arrende di fronte alle rughe, agli anni d’oro finiti, ai produttori che non la cercano più, all’avvento del sonoro. Tanto che farà credere ad un giovane e spiantato sceneggiatore di poterlo condurre al successo con il suo ritorno sugli schermi. Lui ne diventa, suo malgrado, amante e mantenuto. La tragedia è da copione.

Un omaggio nero all’epoca d’oro del muto con i camei di alcuni dei suoi protagonisti: il leggendario Buster Keaton, De Mille, H.B. Warner, Anna Q. Nillson. E poi Eric Von Stroheim uno dei massimi registi della storia del cinema messo ai margini dalle leggi implacabili del profitto.

Una pietra miliare per gli appassionati di Cinema: il lato oscuro e malato di Hollywood, quella patina sporca sulle stelle più splendenti che si offuscano e cedono alla pazzia. Come nell’epica scena finale nella quale una delirante Gloria Swanson recita la sua “ultima” scena finale sotto i riflettori così tanto amati e agognati. È di nuovo la divina, l’unica, la più grande attrice al mondo. Nel suo delirio di onnipotenza, mentre si dirige inesorabilmente verso la fine, interpreta il tramonto  di un’era con penosa ed esaltante follia.

Caterina Sabato

 

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Caterina Sabato

Autore: Caterina Sabato

Pubblicato il 7 apr 2015 alle 11:00 pm

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