W la foca… che Dio la benedoca! Il cinema folle e geniale di NANDO CICERO

W la foca… che Dio la benedoca! Il cinema folle e geniale di NANDO CICERO

Lupi

Parte III

di Gordiano Lupi

La dottoressa del distretto militare (1976) è un’altra pietra miliare del cinema sexy perché che inaugura la serie interminabile delle dottoresse. Non poteva girarlo che Nando Cicero, ancora alla guida di una stupenda Edwige Fenech, la prima a stupire gli adolescenti anni Settanta nei panni d’una sexy dottoressa di corsia. Ricordo alcune imitazioni: La dottoressa sotto il lenzuolo (1976) di Gianni Martucci con Karin Schubert e soprattutto Orchidea De Santis come sexy infermiera, La dottoressa ci sta col colonnello (1980) di Tarantini con Nadia Cassini che dimena il sedere e chiama Lino Banfi coglionello e La dottoressa preferisce i mariani (1981), sempre di Tarantini, che prova a lanciare un’anonima Sabrina Siani, volto simbolo del peplum e del cinema avventuroso. In questi film, ma pure nel ciclo della soldatessa che vedrà impegnata la Fenech, il cliché è lo stesso degli erotici scolastici, solo che al posto della scuola c’è il distretto militare o una guarnigione di arrapatissimi soldati, con le battute e le situazioni che ne conseguono. La dottoressa del distretto militare vede nel cast Edwige Fenech, Alfredo Pea, Alvaro Vitali, Gianfranco D’Angelo, Mario Carotenuto, Gianfranco D’Angelo, Carlo Delle Piane, Grazia Di Marzà, Alfonso Thomas, Nino Terzo, Renzo Ozzano, Tom Felleghi, Franca Scagnetti, Guerrino Crivello e Jimmy il Fenomeno. La sceneggiatura è del vecchio Nando che collabora con Francesco Milizia (un ferroviere che a tempo perso scriveva follie cinematografiche) e Marino Onorati. Produttore Luciano Martino, compagno della Fenech. La trama è una scusa per mostrare le grazie della protagonista che lo fa con molta parsimonia. Cicero si scatena subito inventando la gag del cieco che scambia la biglietteria del tram per un vespasiano, ma è da citare anche il militare che paragona il pelo di una bella ragazza alla barba di Fidel Castro. Una scena rasenta il porno con protagoniste due anonime figuranti (una mulatta e una svedese) che si fanno praticare clisteri e poi inscenano una folle lesbicata. La parte della visita di leva è una delle parti più trash di tutto il film: sfilano sederi nudi davanti a dottori disincantati che ascoltano le simulazioni dei peggiori malanni. Tutto questo succedeva nell’Italia degli anni Settanta, pure se in misura meno eccessiva di quanto racconta Cicero. Adesso che la leva obbligatoria è stata abolita se lo vede un diciassettenne non ci crede, ma vi giuro che accadeva. Alvaro Vitali (Pappalardo) che mangia un giornale per farsi venire l’ulcera e alla fine inghiotte una zampa di gallina. La corsia dell’ospedale militare è capitanata dall’infermiere Nino Terzo che parla nel suo tipico modo aspirato e dal dottor Frustalupi (Gianfranco D’Angelo), cattivissimo e inflessibile. D’Angelo recita la solita parte a base di risatine stile nazista pazzo ed eccessi mimici, ma diverte nella caratterizzazione di un dottore a caccia di simulatori. Durante la visita in corsia uno dei degenti non ne può più della sua arroganza e lo aggredisce mordendolo a un orecchio. Per questo Frustalupi si deve far sostituire da Elena Dogliozzi (Edwige Fenech), assistente e futura moglie, che al distretto tenta di fare il medico ma alla fine comprende che i degenti vogliono solo evitare il servizio militare. Molto bravo Mario Carotenuto, nei panni del colonnello Farina, pure lui un simulatore che cerca di ottenere la pensione di invalidità per causa di servizio. Fa parte del cast pure Jimmy il Fenomeno, una volgarissima suora che ramazza il pavimento. La Fenech in corsia è uno spettacolo per gli occhi di soldati allupati che non la perdono un istante. Inutile dire che il protagonista (Alfredo Pea) s’innamora della dottoressa che frequenta i suoi sogni erotici, che poi sono le parti più sexy del film. Cicero si sfoga da par suo. Alvaro Vitali aspira un uovo con il sedere e lo deposita in una catinella. L’uovo si rompe a causa dell’arrivo improvviso dell’infermiere. “Fai le uova rotte?” chiede Nino Terzo. “Per forza, c’ho l’ulcera” risponde Vitali. Alvaro Vitali si masturba con il filo della calza di un’infermiera, ma la cosa non finisce bene. Nino lava i piedi a Vitali e gratta quattro centimetri di sporco per farlo riformare. L’acqua è nerissima. Terzo: “Da quanto tempo non ti lavavi i piedi?”. Vitali: “Perché si lavano?”. Lieto fine tra la Fenech e Pea che fanno l’amore sul lettino della sala operatoria. Il finale è comico-trash con Gianni che resta a fare il militare nonostante la dottoressa e incontra di nuovo Alvaro Vitali. Quest’ultimo si è sposato con una donna che sembra molto bella ma che al momento di urinare si scopre fornita di  attributi maschili. Pea: “Ma come hai fatto?”. Vitali: “Sulle prime è stata dura, poi mi sono abituato”. Vitali cammina a fatica e mostra evidenti dolori al sedere. Un film che ha la sua forza comica nelle parti grottesche tipiche di Nando: Vitali che aspira l’uovo con il sedere, Delle Piane che beve l’urina al posto del tè, l’infermiere che lava centimetri di sudicio dai piedi di Vitali per farlo riformare, Jimmy il Fenomeno truccato da suora… Scena cult è la visita medica dove arriva di tutto: dai soldati senza palle ai super dotati. La Fenech si mostra nuda soltanto nei sogni di Pea, che si materializzano alla grande.  La soldatessa alla visita militare (1977) e La soldatessa alle grandi manovre (1978) completano l’esperienza di Nando Cicero con il sottogenere militare. La soldatessa alla visita militare (1977) è scritto e sceneggiato da Nando Cicero, Francesco Milizia e Annie Albert, la fotografia è di Giancarlo Ferrando, il montaggio di Daniele Alabiso, le musiche sono di Piero Umiliani e le scenografie di Elio Micheli. Luciano Martino è produttore per conto di Dania Films. Interpreti: una stupenda Edwige Fenech nei panni della dottoressa Eva Marini, Renzo Montagnani come irresistibile colonnello Fiaschetta, Fiorenzo Fiorentini, Alvaro Vitali, Michele Gammino, Leo Gullotta, Jacques Stany, Renzo Ozzano, Enrico Beruschi, Mario Carotenuto, Tiberio Murgia e Lucio Montanaro.

La Fenech rivendica il diritto a indossare gli abiti militari e viene arruolata come ufficiale medico dopo una dichiarazione di stampo femminista. Nella finzione siamo in un campo militare della Sardegna, ma in realtà è soltanto una cava di pietre all’Isola d’Elba e alcune sequenze sono girate a bordo dei miei traghetti che coprono la tratta giornaliera Piombino – Portoferraio. Al campo Zeta la truppa diretta da un grande Renzo Montagnani sta lavorando per una delicata esercitazione. I soldati costruiscono un tunnel che li porta a una spiaggia per nudisti, dove incontrano un Tiberio Murgia (doppiato in inglese) in costume adamitico. Renzo Montagnani inaugura la macchietta del colonnello Fiaschetta, un militare pasticcione con la fissa del sesso che parla in dialetto napoletano. Un inedito Leo Gullotta con barbetta e occhiali è un folle capitano medico pieno di tic nervosi che zoppica e azzarda esperimenti sulla truppa. Peccato che venga doppiato. La responsabilità di aver costruito una truppa di assatanati sessuali è tutta sua e di Montagnani perché mettono gli ormoni nel rancio. Gullotta si soddisfa sessualmente con una bambola gonfiabile che gli viene trafugata da Montagnani e da Vitali, che purtroppo usa il mastice invece della vasellina con le conseguenze prevedibili. Nino Terzo è l’infermiere assistente di Gullotta, strabuzza gli occhi con la sua espressione caratteristica e la voce afona. Alvaro Vitali è un petomane impenitente e un masturbatore incallito, interprete imprescindibile della poetica scorreggiona di Nando Cicero. Michele Gammino è una divertente figura di pastore sardo che completa un quadro di reclute fuori dal comune. Renzo Ozzano interpreta un simpatico sergente sfigato che comanda Vitali e Montanaro e altre reclute indisciplinate. Enrico Beruschi è un prete imbranato che si fa tentare dalle belle donne e ricorre a docce gelate per calmare i bollori. La vita militare va avanti tra marce spossanti e piedi puzzolenti, i soldati sono terribilmente arrapati e ognuno si arrangia come può, tra bambole gonfiabili e masturbazioni. Alvaro Vitali è così superdotato che Leo Gullotta gli chiede quanto paga di una tantum. Vitali fuma le sigarette con il culo e mette la testa nel piscio per calmare i bollori. Non solo. A un certo punto si mette a spaccare i mattoni con il membro. Vitali dà il meglio di sé dopo aver mangiato un orribile spezzatino preparato da Fiorenzo Fiorentini che procura spetazzamenti vari a tutta la truppa. Mitica la battuta di Vitali: “Er gulash? Ma vaffangulash!”. Questa parte è davvero folle, a base di comiche corsette e scorregge scandite a tempo di musica. Possiamo dire a ragion veduta che la commedia scorreggiona italiana tocca il culmine con le trovate surreali di Nando Cicero. Il film mostra le grazie della Fenech ma non troppo. Si raggiunge il massimo quando la bella dottoressa arriva al campo e scatena le voglie represse dei soldati. Nel 1976 era un’idea rivoluzionaria quella di vedere i soldati in gonnella, c’era una legge in discussione in parlamento, adesso rientra nella normalità. Cambiano i tempi, visto che anche la ferma obbligatoria è stata abolita e per i ragazzi di oggi un film come questo risulterà strano. Nella parte centrale della pellicola la Fenech scompare, con la scusa tecnica che è stata fermata al commissariato di polizia dopo che un turista le ha toccato il culo. La parte al campo Zeta senza la Fenech perde mordente, pure se Cicero si abbandona alla descrizione della vita militare a base di folli scherzi. Citiamo una pisciata sul colonnello Montagnani, i piedi al formaggio dopo una corsa, il sedere di Lucio Montanaro scambiato per quello di una donna, le allucinazioni di Montagnani che vede culi di donne al posto della bandiera italiana. Quando la Fenech raggiunge il campo cattura l’attenzione della truppa e sfoggia un abito color rosso fuoco. Fiorentini prende le misure (ovvio che sono 60 – 90 – 60!) per cucire alla dottoressa una divisa adatta e alla fine le fa indossare un paio di shorts sensuali con giacchetta coloniale. La Fenech si fa una gran doccia e inaugura la parte più erotica del film, insaponata da capo a piedi per esibire seno e sedere a una truppa eccitatissima capitanata da Ozzano, Vitali e Montanaro. Fenech: “Non avete mai visto una donna?”. Vitali: “Bona così, no!”. Un film folle e strampalato più che cinema erotico, ricco di trovate surreali, in puro stile Nando Cicero. Una pochade che si conclude in bagarre, tra soldati infoiati che si fanno le reclute e la Fenech sotto le lenzuola insieme a Gammino. Purtroppo non si vede niente.

La soldatessa alle grandi manovre (1978) vede un cast identico al precedente, con la variante di Fiorenzo Fiorentini che collabora alla sceneggiatura. Gli attori principali non cambiano, con la Fenech nei panni della dottoressa Marini e Renzo Montagnani come colonnello Fiaschetta. Alvaro Vitali ci delizia con trovate volgari e una mimica inconfondibile, ma ha degni comprimari in Gianfranco D’Angelo (medico folle al posto di Gullotta) e Lino Banfi (prete al posto di Beruschi). Lucio Montanaro c’era anche nel primo film, ma qui il suo ruolo è più importante e fa da spalla a Vitali per inventare atroci scherzi ai danni del sergente Renzo Ozzano.

   La dottoressa Marini deve indagare sul comportamento sessuale dei militari e verificare la presenza di un secondo cromosoma y che aggiunto alla coppia xy può dare luogo a deviazioni criminali. Viene insignita del grado di tenente e spedita alle grandi manovre con la solita truppa di mandrilloni infoiati. Michele Gammino è un bellimbusto impomatato che è stato fatto diciassette volte rivedibile e fa il galante con le donne. Per tutto il film dà il giro alla Fenech, pure se è lei che l’ha fatto idoneo spedendolo a fare il servizio militare. Fenech: “Lei ha un torace formidabile”. Gammino: “Anche lei!”. E scruta il seno che fa capolino dal camice bianco. Si parte bene con una battuta ammiccante e si prosegue con un processo farsa a un soldato condannato per aver violentato tre donne vecchie  e brutte. La Fenech addormenta la corte con una lezione di anatomia e fa rinchiudere il soldato in manicomio criminale, perché dimostra che ha uno squilibro ormonale dovuto al famoso cromosoma in più. Per studiare le abitudini sessuali dei militari la Fenech viene assegnata alla guarnigione comandata dal colonnello Fiaschetta. Durante il viaggio in treno per raggiungere la sede incontra Lino Banfi, prete del paesino siciliano dove è di stanza la guarnigione. Un paio di sequenze divertenti sul treno. La Fenech fa piedino al sacerdote e poi si struscia a lui senza volere, quindi gli altri due passeggeri dello scompartimento approfittano della galleria per toccare il sedere alla dottoressa e dare uno schiaffo al prete. Tiberio Murgia, capostazione del paesino, ha una bruttissima moglie che si fa toccare dai militari arrapati come Vitali e Montanaro. Montagnani è molto bravo nella parte dell’ufficiale napoletano sonnambulo e succube della madre che lo vorrebbe generale come il marito. Si traveste da donna, balla il flamenco, dimentica ai piedi le scarpette rosse e così conciato riceve la Fenech. Gianfranco D’Angelo è un capitano medico di stampo nazista, incompetente e sadico, che toglie denti senza anestesia, cava gli occhi ai soldati e li fa impazzire dopo un’operazione di tonsille. Jimmy il Fenomeno è uno dei pazienti del capitano, diventato scemo dopo un’operazione, va da sé che la caratterizzazione di Origine Soffiano è sempre la stessa. Alvaro Vitali è un soldato operato dal capitano perché si faceva la pipì sulle scarpe e adesso se la fa nel viso. D’Angelo ha come infermiere l’immancabile Nino Terzo che ricordiamo nella scena di peso e misurazione dei membri delle reclute. Terzo: “Questo è a forma di cavatappi”. D’Angelo: “Bene, mettilo da parte che ci apriamo le bottiglie”. Un militare invece ce l’ha come un bambino di un anno e allora va accorciato. Vitali e Montanaro scoreggiano a comando e insidiano con i loro scherzi lo stremato colonnello. Citiamo la tavoletta elettrica del cesso, la  carta vetrata al posto della carta igienica e le vespe nel bagno, ma sono molte le scene cult di un film che è un vero florilegio di volgarità irresistibili con protagonisti i due soldati ribelli. Divertenti le loro disavventure con un’improbabile donna-leopardo e con altre donne bruttissime che tentano di avvicinare. Vitali inghiotte per errore pallini da caccia e infine spara a raffica dal sedere dopo che ha mangiato pasta e fagioli. Il caratterista Franco Caracciolo, truccato da donna, interpreta la cameriera Gesuina che il padre veste con le mutande di lamiera. Salvatore Baccaro – con il suo aspetto mostruoso – interpreta il fidanzato geloso e per poco non ammazza Montagnani che ha dato della puttana alla sua bella. Lino Banfi è bravo nelle vesti di Don Pagnotta, un prete dalle voglie non sopite, uno dei punti di forza del film. Banfi fa di tutto per campare, persino il carpentiere per conto dell’esercito e Montagnani lo chiama per dividere in due la sua stanza dove vuol fare alloggiare la dottoressa Marini. La Fenech è molto nuda, si concede alla vista dello spettatore tra docce disinibite e striptease imprevisti dietro specchi malandrini. La scena dello specchio double face si ripete più volte ed è una scusa eccellente per mostrare le grazie della bella attrice ignara di spogliarsi davanti all’intero reggimento. Molto bella anche quando veste la mimetica e gira per il paese facendo dire a Montagnani: “Quello non è un culo… è una tagliola!”. La parte conclusiva del film registra una comica esercitazione con Montagnani che fa di tutto per perdere e non essere promosso generale. Nel finale aumenta anche il contenuto erotico quando Gammino si rivela innamorato della Fenech e le strappa i vestiti di dosso. La pochade si conclude con il generale avversario che beve acqua purgativa e scacazza a più non posso. Montagnani vince la prova e viene promosso generale per la gioia della mamma e per la sua rabbia. Gammino e la Fenech espongono il cartello “Quarantena” e continuano a scopare. Nando Cicero si conferma regista geniale e trasgressivo, autore ideale per commedie scollacciate.

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 30 nov 2013 alle 2:19 pm

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