W la foca… che Dio la benedoca! Il cinema folle e geniale di NANDO CICERO

W la foca… che Dio la benedoca! Il cinema folle e geniale di NANDO CICERO

fenech

Parte IV

di Gordiano Lupi

Tra i titoli successivi che possiamo ricondurre alla commedia sexy “militare” ricordiamo L’infermiera nella corsia dei militari (1979) di Mariano Laurenti e La dottoressa ci sta col colonnello (1980) di Michele Massimo Tarantini entrambi con Nadia Cassini. Film di scarso valore che ricalcano le orme tracciate da Nando Cicero nella trilogia militare con protagonista Edwige Fenech.

La liceale, il diavolo e l’acquasanta (1979) è un film a episodi scritto, diretto e sceneggiato da Nando Cicero che si avvale della collaborazione di Stefano Esse. Un film d’autore, dunque! Aiuto regista è Massimo Manasse. La fotografia è di Federico Zanni e il montaggio di Alberto Moriani. Le scenografie sono di Elio Micheli e le musiche di Ubaldo Continiello. Prodotto da Camillo Teti per Fedefilm e distribuito da Medusa. Nando Cicero torna a dirigere Gloria Guida dopo Il gatto mammone con Lando Buzzanca, punta su un titolo a effetto e la parola liceale serve a richiamare gli spettatori che ricordano il primo film di ambientazione scolastica. In realtà questa pellicola non c’entra niente con La liceale né con i sequel più o meno riusciti. I produttori giocano sull’equivoco e lo lanciano così: “Gloria Guida, la liceale maliziosamente sexy, in coppia con l’indiavolato Lino Banfi”, e non è vero perché i due attori compaiono in episodi distinti. In Francia il film s’intitola La lycéenne est dans les “vaps” per continuare a giocare sull’equivoco e a sfruttare la popolarità di sexy liceale di Gloria Guida. Altra frase di lancio divertente: “Dal festival di Hong Kongoli (alla barese parlato da Banfi) a quello delle belle cosciole, il film più premiato!”.

Il film si compone di tre episodi. Paradiso andata e ritorno con Gloria Guida, Tiberio Murgia e Claudio Saint-Just. Amore e manette con Alvaro Vitali, Ernest Thole, Susanna Salviati, Mimmo Poli e Salvatore Baccaro. Povero diavolo con Lino Banfi, Pippo Santonastaso, Maria Luisa Serena e Loredana Solfizi.

Gli interpreti migliori della commedia sexy ci sono quasi tutti. Vitali e Banfi si danno da fare per far divertire il pubblico, salvando un film che non può dirsi riuscito. Paradiso andata e ritorno è l’episodio peggiore. Gloria Guida è Luna, una cantante – ballerina a caccia di successo che nelle prime sequenze vediamo impegnata in un provino. La Guida balla indossando una tutina azzurra che fa intravedere un corpo da urlo esibito in modo assai parco durante il film. “Il commendatore” (Tiberio Murgia) segue la sua esibizione ed è interessato più che altro alle forme della ragazza. Gloria Guida canta “J.Wamma Dance with you forever” con voce calda e sensuale, soprattutto balla e si fa vedere. “Il commendatore” è disposto a darle la parte ma solo se andrà a letto con lui. Luna è illibata e vuole arrivare vergine al matrimonio, pare che abbia fatto un voto alla Madonna. Prima rifiuta la proposta in modo energico ma quando è a casa ci ripensa e decide di sacrificare la verginità sull’altare del successo. La scena si sposta in Paradiso, dove chi comanda cerca di prendere precauzioni per impedire che Luna rompa il voto. Viene chiamato Ciclamino (Claudio Saint-Just), un angelo custode imbranato che fa il maestro di danza e insegna canto agli angeli. Ciclamino dovrebbe dedicarsi ai Canti Gregoriani ma predilige il rock e accontenta volentieri gli angeli che protestano per quella lagna di musica. I dirigenti del Paradiso mettono le ali a Ciclamino e lo forniscono di un orologio ricetrasmittente per comunicare in ogni momento. Quando lui scende sulla terra, Luna sta facendo il bagno e ha deciso di concedersi al commendatore. Un critico della commedia sexy annoterebbe che la Guida fa il bagno e non la doccia, forse unico caso nella sua produzione cinematografica. Tra l’altro la schiuma copre il suo corpo e lo spettatore resta deluso. Luna si fa beffe dell’angelo e pensa che sia soltanto un tipo originale che se ne va in giro mascherato con due ali finte. Si rende conto che Ciclamino sta dicendo il vero quando utilizza i suoi poteri e convince la padrona di casa a rinunciare ai mesi di affitto arretrati. Luna comprende anche che solo lei può vedere Ciclamino e l’angelo la protegge stando al suo fianco. Tanto per cominciare dà una lezione a un’automobilista che la insidia e trasforma le ruote dell’auto in pezzi di legno quadrato. A casa del commendatore, dopo che Luna ha firmato il contratto, l’angelo annulla ogni tentativo di approccio da parte del vecchio maiale e lo paralizza con un’ernia al disco fulminante. Unica parte della pellicola dove si vede la Guida in slip e reggipetto (bianchi). L’episodio è molto castigato e non concede di più. Luna ottiene il contratto senza sacrificarsi e si convince che Ciclamino è un angelo. Luna non vuole far volare via l’angelo e lo porta di nuovo a casa del commendatore con la scusa di aver dimenticato il contratto. Finiscono per danzare nel parco della villa e addirittura sull’acqua della piscina. Due ladri sprovveduti osservano la scena e finiscono dentro la piscina in un goffo tentativo di fuga. Degno di nota il sensuale abbigliamento della Guida che sfoggia una deliziosa tutina composta di un body bianco e due stivali dello stesso colore. La scena cambia e siamo alle prove con il coreografo che ostacola Luna perché ha tolto la parte a sua moglie. Ciclamino decide di far innamorare il coreografo e la sera stessa l’uomo si presenta da Luna con un mazzo di rose. Il coreografo tenta di violentarla e Ciclamino deve salvare la ragazza facendo venire le doglie (sic!) allo spasimante. Ciclamino commette l’errore di innamorarsi di Luna e agli angeli è vietato avere sentimenti umani. Per questo viene rimosso dall’incarico ed è richiamato in Paradiso. Luna non riesce più a vederlo e lui non può fare niente quando la moglie del coreografo sabota la moto della ragazza. Ciclamino pensa che tutto sommato vada bene così: se Luna muore andrà in Paradiso e loro due potranno stare per sempre insieme. Ciclamino non ha fatto i conti con la sorte. Infatti pure il coreografo sale in moto insieme a Luna, alla prima curva la moto sbanda, i due finiscono contro un marciapiede e muoiono sul colpo. Luna ritrova Ciclamino in Paradiso, ma lei è innamorata del coreografo e neppure all’altro mondo l’angelo può stare con la sua bella. L’episodio termina con Ciclamino che si consola lanciandosi in un ballo ritmato con la band dei suoi angioletti. Tutto molto brutto, se si vuole essere obiettivi. La storia non regge, è prevedibile, lenta, scontata. Non si ride e non c’è niente di piccante. Gloria Guida interpreta la parte più castigata della sua carriera. La recitazione di Claudio Saint-Just è patetica, ottimo Tiberio Murgia che come caratterista sa il fatto suo. Sono migliori gli episodi Amore e manette con Alvaro Vitali e soprattutto Povero diavolo con Lino Banfi e Pippo Santonastaso. Qui almeno si ride e i canoni della commedia all’italiana vengono rispettati. Amore e manette è un episodio grottesco che affronta in maniera leggera (e con taglio trash anni Settanta) il tema dell’omosessualità. Vitali è un agente di polizia che arresta un gay (Ernest Thole), tra i due si instaura una sorta di amicizia anche perché il primo è costretto a portarsi dietro l’altro ammanettato. Vitali incontra un’orribile fidanzata (truccata da Cicero come un personaggio da fumetto), cerca di far l’amore con lei, ma non ci riesce. Alla fine l’omosessuale trucca la ragazza, la fa diventare bellissima, al punto che se ne innamora, cambia idea sulle tendenze sessuali e scappa con lei. Vitali si suicida per errore bevendo un liquido per sviluppare le foto e finisce in Paradiso coperto soltanto da una foglia di fico. “Giochiamo all’autunno, quando cadono le foglie!” dicono due belle ragazze. La storia finisce male, perché arrivano i colleghi della polizia a tormentare Vitali anche dopo morto e gli affidano un nerboruto omosessuale come Salvatore Baccaro che lo prende a randellate e lo fa suo. Un episodio costellato di trovate tipiche del cinema surreale di Nando Cicero e della caratteristica comicità da cartone animato. Il bambino che orina in faccia a Vitali come fosse una fontana e il poveraccio afferma: “Non lo devi portà dal pediatra ma dall’idraulico!”. Per restare sulla macchietta del bambino (un bambolotto) notiamo che il pene si rizza come fosse un uomo e fa grandi rutti da camionista. Notevoli le battute di grana grossa tipiche della comicità di Vitali, attore feticcio di Cicero, cose come Meglio prendere un taxi che prenderlo nel culo. Pure la scena in cui Dio rimprovera Vitali per aver scoreggiato in Paradiso è degna di nota, puro cinema viscerale alla Nando Cicero. Povero diavolo è una farsa surreale con un Lino Banfi odontoiatra sfrattato che fa un patto con il diavolo (un divertente Pippo Santonastaso) per cambiare vita. Cicero prende il modello letterario del Faust e lo mette in ridicolo, soprattutto perché il diavolo non vuole l’anima di Banfi ma il suo posteriore. Banfi le studia tutte pur di evitare il doloroso pegno ed è in perenne fuga dall’infoiato demonio. La moglie e la cognata di Banfi fanno punture a domicilio, ricevono un parco clienti assurdo come un prete che si chiama Don Lurio (il coreografo Rai!) e mettono in scena situazioni paradossali da cartone animato. Lino Banfi che riceve una puntura in testa al posto del malato è solo un esempio. Il diavolo incenerisce vigili urbani, ha la coda, fa scintille per casa, esplode nel bagno e alla fine si innamora della cognata di Banfi. Preferisce il posteriore della donna, ma pure il padrone di casa fa una brutta fine e scopre la sua vera natura. Il diavolo perde il posto di lavoro, Lucifero lo licenzia perché non conclude la missione. Banfi lo accoglie in casa ma lo porta dal veterinario per eliminare un’antiestetica coda. L’episodio è costellato di situazioni comiche tipiche della poetica di Cicero: i santini nei pantaloni per scacciare il diavolo, la puzza di zolfo del satanasso Pupù, la cognata vestita di nero come una siciliana d’altri tempi, il pollo alla diavola per cena, il diavolo che impreca a mani giunte invece di pregare e infine il modo di dormire a testa in giù. Un episodio che ricorda la pochade con la tipica fine in bagarre, ma la sua originalità sta nella comicità surreale e strampalata.

L’assistente sociale tutto pepe (1981) è scritto e sceneggiato da Stefano e Alessandro Canzio. Interpreti: Nadia Cassini, Renzo Montagnani, Yorgo Voayagis, Irene Papas, Fiorenzo Fiorentini, Nino Terzo, Gigi Ballista e Sergio Di Pinto. Si tratta di una tarda commedia sexy, erotica quanto basta, incentrata sul culo di Nadia Cassini, protagonista assoluto di un’indimenticabile sequenza in vasca da bagno. Il film ha come unico motivo di interesse il sedere della bella americana, esibito mentre guida una bicicletta e in piscina sotto gli occhi di un gruppo di allupati. Cicero confeziona comunque una pellicola dignitosa, non doppia neppure Nadia Cassini, ma la fa parlare con il suo accento americano mentre fa l’assistente sociale in una periferia romana degradata. Il budget è modesto, quasi irrisorio. Nadia Cassini cerca di redimere quattro ladruncoli dal cuore tenero ed è protagonista di un paio di sequenze surreali in puro stile Cicero. La prima vede la bella americana moglie di Jimmy Carter e Nino Terzo improbabile figlio presidenziale. Nino Terzo si fa notare per la caratteristica tartagliata e per gli improbabili ragionamenti del sedere, visto che produce scorregge a comando di inaudita violenza. Cicero pigia l’acceleratore sul grottesco anche per nascondere carenze produttive e mancanza di denaro. Non fa cinema raffinato, ma corporale, viscerale, soprattutto lascia liberi gli attori di realizzare rumori di scena. Si tratta dell’ultimo film di Gigi Ballista, attore sempre calato nel ruolo del cummenda milanese. La pellicola è stata poco vista a causa di una pessima distribuzione ma recentemente passa spesso sui canali del circuito satellitare Sky.

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Nico Parente

Autore: Nico Parente

Pubblicato il 8 dic 2013 alle 10:48 pm

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